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LIBERAMENTE PIC
Da francesca • mercoledì, 13 Febbraio 2013

Seguendo le indicazioni che riepilogano le caratteristiche del genere, concorda con i tuoi compagni di gruppo uno schema:

scegliete la trama, l’ordine delle varie sequenze, i personaggi;

infine, dopo aver assegnato le varie parti del racconto, ognuno di voi quattro si occupi della stesura di una o più sequenze.

 

IL COLTELLO STREGATO

coltello ghigno

Nel lontano 1985 ero un adolescente normale, a scuola avevo buoni voti, molti amici e una buona reputazione. La famiglia e gli amici mi volevano bene, facevo molto sport, insomma non avevo nulla da temere. Una notte, come tutte le altre, ero andato in cucina a bere un bicchiere di latte, circa alle due del mattino e proprio mentre stavo risalendo le scale, un cigolio attirò la mia attenzione. Veniva dalla cantina e nella mia mente immaginavo che quella giornata ormai già definita maledetta sarebbe finita molto male. Dalla serratura, dopo aver tolto la chiave che copriva il buco vedevo nella stanza che c’era qualcosa di illuminato. Mi si raggelò il sangue, ma la mia curiosità mi spinse ad entrare: avevo compiuto un grave errore senza rendermi conto. La cantina era angusta, sporca , infestata di ragnatele e puzzava di muffa , il pavimento era bagnato per l’umidità e la maggior parte dei mattoni era distrutta. Il pavimento era pieno di secchi che contenevano acqua ma piene fino all’orlo. Mentre camminavo li schivavo avevo pestato un coltello, era dorato ed era ricoperto di diamanti , e luccicava come una stella nel cielo blu. C’era un etichetta attaccata con su scritto: 1944 seconda guerra mondiale . Di ciò capii che il coltello era di mia nonno. La lama era molto appuntita e affilata. E vedendo quest’arma i posi questo interrogativo :- lo prendo o non lo prendo? Dopo aver deciso di impugnare quel coltello terribilmente mostruoso, lo provai e una fitta tremenda alla testa mi colpì. All’ improvviso mi vidi crescere sempre di più, ero alto come un modernissimo grattacielo. Presi in mano uno specchio e notai che avevo dei foschi occhi gialli , come un gatto furbo, respiravo affannosamente, dei moti convulsi mi agitavano la membra, il cupo lavorio dei muscoli era a malapena nascosto dalla pelle verdastra, insomma un mostro spaventosissimo. Senza pensarci su, sfondai la parete e cominciai a soddisfare i miei desideri, quello di uccidere le persone che mi stavano antipatiche: le professoresse, i genitori rompiscatole; quindi scesi in strada e feci razzie dappertutto, compiendo quasi un genocidio; infatti ero diventato un’arma proveniente da quel terribile conflitto. Dopo aver soddisfatto i miei bisogni tornai in cantina e solo dopo un’ennesima fitta al capo ritornai umano, ritrovando la mia vita,  ma quando, mi domandai, questa metamorfosi si sarebbe ripresentata nella mia esistenza ?

Pubblicato in Materie: horror-noir-new gotic1 Commento

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