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LIBERAMENTE PIC
Da francesca • mercoledì, 13 Febbraio 2013

Seguendo le indicazioni che riepilogano le caratteristiche del genere, concorda con i tuoi compagni di gruppo uno schema:

scegliete la trama, l’ordine delle varie sequenze, i personaggi;

infine, dopo aver assegnato le varie parti del racconto, ognuno di voi quattro si occupi della stesura di una o più sequenze.

 

SCHIAVO DI HALLOWEEN

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Era notte fonda, l’aspettata, terribile, inquietante notte che tutti conoscevamo: Halloween.

Che serata sarebbe senza un costume spaventoso? Un costume con cui nessuno avrebbe scoperto chi sono. Tra tutti quei vestiti sporchi e puzzolenti ce n’era uno solo adatto a me: quello da lupo mannaro. Il pelo della maschera era ruvido, scuro come il carbone, gli occhi rosso fuoco come magma incandescente, i denti aguzzi della maschera sembravano quelli di un vampiro e gli artigli erano affilati come lame. Guardai l’orologio. Ero in ritardo: tutto il mondo girava intorno a me, il mio respiro si faceva sempre più pesante, faticoso; correvo sempre più veloce e sempre più ansioso di arrivare alla festa. Le nuvole pendevano basse nel cielo. Mentre s’allungavano le ombre della sera, mi trovai in vista al tetro, cupo sentiero che portava al luogo misterioso dove da tempo noi ragazzi ci ritrovavamo. Una fitta, tetra, impenetrabile nebbia avvolgeva il paesaggio improvvisamente svegliato. A tratti la fievole luce della luna compariva dietro a quello spaventoso manto bianco. Alla vista di tutto ciò un senso di terrore invase il mio spirito; la solitudine di quel luogo creò nel mio cuore un piccolo spazio di malinconia.

Girando l’angolo, mi ritrovai davanti all’edificio dove si teneva la festa: la notte perfetta per un lupo mannaro. però c’era un problema. Avevo la coscienza sporca. Nonostante le minacce dei miei genitori ero venuto alla festa, per divertirmi con i miei amici. Come sarebbe andata a finire? Ero terrorizzato all’idea di tradire la fiducia che hanno in me, eppure sfidavo il destino.

Mi sentivo l’essere più ignobile, miserabile del pianeta e insopportabile angoscia invase il mio spirito, ormai devastato. Sentivo la mente distaccata, lontana, come se fossi un mostro spietato, senza cuore e senza sentimenti. Ero estremamente stanco e oppresso da un malessere del cuore che s’affollava nel mio animo. Perché? Non volevo pensarci più. Entrai. le maschere indossate dai miei amici rappresentavano ectoplasmi spaventosi, vampiri con anime malvagie e perverse di natura, zombie con la pelle giallastra e grinzosa, su cui era impressa l’impronta della deformità e della decadenza, scheletri che erano male allo stato puro, spose insanguinate vestite di bianco.

La mia testa stava per scoppiare, come fuochi d’artificio durante una notte di capodanno; come legno nella lava di un vulcano, il mio cervello si stava sciogliendo.

Avevo riaperto gli occhi e trovai delle scale interminabili… Dove portavano?

Avevo la vista offuscata.

C’era un corridoio, era cupo e tetro ma la testa pulsava a più non posso e la musica della festa rimbombava ancora nelle mie orecchie, le gambe mi reggevano a stento.

Velocemente, come inseguito da qualcuno, mi fiondai sull’unica porta lì situata ed entrai in una specie di sottotetto tutto ammuffito. Non c’erano letti né sedie o tavoli; tutto era finito chissà dove, in un mondo parallelo magari!

L’unica cosa presente era una piccola palla pelosa grande come il palmo di una mano; si muoveva, respirava! La presi in mano e un senso di felicità e calore mi invase, stavo bene, la pesantezza se n’era andata; qualcosa mi azzannò il dito indice, usciva sangue a fiotti e la debolezza si stava nuovamente prendendo la mia anima.

I peli crebbero fino a diventare una folta pelliccia scura, gli occhi mi si ridussero a fessure e le ossa si allungavano dolorosamente; non ero più io.

Guardai la luna; era piena; come d’istinto un ululato uscì dalla mia gola.

Ero rimasto lì: un orribile e spaventoso lupo mannaro, ecco cosa ero diventato. Ero una persona che nessuno avrebbe mai amato. Ero prigioniero di un’anima malvagia; come potevo tornare a casa? Era insensata l’idea di condannare i miei familiari alla mia stessa sorte. Il bosco. L’unica soluzione.

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Materie: horror-noir-new gotic1 Commento

Una replica a “HORROR A QUATTRO MANI”

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