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LIBERAMENTE PIC
Da francesca • mercoledì, 13 Febbraio 2013

 Seguendo le indicazioni che riepilogano le caratteristiche del genere, concorda con i tuoi compagni di gruppo uno schema:

scegliete la trama, l’ordine delle varie sequenze, i personaggi;

infine, dopo aver assegnato le varie parti del racconto, ognuno di voi quattro si occupi della stesura di una o più sequenze.

 

 

L’ AMULETO STREGATO

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Era una gelida giornata d’inverno. Io e i miei compagni di classe eravamo andati a fare una gita: tre lunghi e spassosi giorni da trascorrere all’ aria aperta e soprattutto senza i nostri genitori. Ad un tratto mi accorsi che una voce interna mi sussurrava che quelle giornate sarebbero finite di male in peggio. Il giorno dopo giocando a nascondino mi allontanai dal gruppo e caddi per terra. Persi i sensi perché ebbi sbattuto la testa contro un tronco d’albero molto robusto; il cranio cominciò a sanguinare. In questo attimo di terrore vagai per ore senza una meta precisa e… ad un certo punto capii che mi ero persa veramente in quel umido e freddo bosco. Non trovavo più i miei compagni, cercavo di udire le loro voci ma sentivo solo il fruscio delle foglie degli alberi. Il vento che si inoltrava tra le fitte chiome era accompagnato dall’ululato dei lupi, l’urlo assassino dei gufi mi stordiva. Il senso di inquietudine avvolse le mie membra che in quei secondi sembravano di piombo. Non c’erano sentieri e la vegetazione mi circondava, non riuscivo a camminare da quanti arbusti spinati c’erano. Il sole stava tramontando davanti a me, tra pochi minuti la notte mi avrebbe definitivamente circondata. Cosa potevo fare? Improvvisamente percepii piccole gocce gelide inondare i miei pensieri. I vestiti grondanti d’acqua assomigliavano a cascate di acqua dolce. In lontananza conobbi una sagoma ricoperta da fitta nebbia. Era un’ombra lugubre e sinistra. Mi avvicinai con cautela; in quei momenti di panico mi sembrò che la morte mi stesse per accogliere a braccia aperte. La paura subentrò nella mia mente come un vampiro in cerca di sangue. Ero terrorizzata ma, se la vita mi proponeva cento ragioni per piangere io gliene davo centouno per continuare a sperare di ritrovare la via di casa. Ero ancora immersa nei miei pensieri quando un edificio antichissimo mi si presentò davanti. Era una casa in rovina, che aveva combattuto contro il tempo, eppure si reggeva ancora in quello  sperduto e desolato bosco, molto probabilmente abbandonata da decenni. Esitai qualche secondo poi, non avendoaltra possibilità, decisi che la cosa più giusta era provare ad entrare. Le tenebre mi circondavano, l’ultimo raggio di luce stava per svanire dietro la collina. Inciampai. C’era per terra qualcosa di duro e non più grande di un sasso; lo cercai a tentoni. Capii immediatamente che si trattava di una collana o meglio, un amuleto. Mi guardai attorno. Stranamente ero completamente circondata da candele. Dopo tanta paura, finalmente mi capitava qualcosa di positivo. Estrassi dalla mia borsa un accendino; mi alzai da terra, un po’ stordita e accesi quante più possibili candele. Presi in mano l’amuleto e lo indossai.

Fu così, da quel momento, che la mia vita cambiò radicalmente

Pubblicato in Materie: horror-noir-new gotic1 Commento

Una replica a “HORROR A QUATTRO MANI”

  1. fiore ha detto:

    bellissimo e pauroso il testo!!!!!!

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