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LIBERAMENTE PIC
Da francesca • mercoledì, 13 Febbraio 2013

Seguendo le indicazioni che riepilogano le caratteristiche del genere, concorda con i tuoi compagni di gruppo uno schema:

scegliete la trama, l’ordine delle varie sequenze, i personaggi;

infine, dopo aver assegnato le varie parti del racconto, ognuno di voi quattro si occupi della stesura di una o più sequenze.

 

           UN CAMPEGGIO DA BRIVIDO

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Sono Kevin, ho gli occhi azzurri, i capelli arruffati e biondi.Ero a casa con mio padre e i miei compagni di viaggio.Stavamo per partire verso il bosco, la meta era sempre più vicina. Arrivati nel campeggio, abbiamo montato le tende: quella del caposcout era la più grande, anche perchè dentro dovevano starci gli attrezzi. Quando arrivò sera, ci stavamo preparando per accendere il fuoco, mangiare la cena e poi andare a dormire.Non riuscivo a chiudere gli occhi: si riaprivano ogni volta che li chiudevo; mi appoggiavo sul fianco destro e mi giravo su quello sinistro, toglievo e rimettevo le coperte. Erano le tre del mattino e improvvisamente sentii strani rumori preovenire non molto lontano dalla tenda; decisi allora di investigare, forse mi sarei sentito tranquillo se avessi saputo ciò che sarebbe successo. Uscii dalla tenda e i rumori diventavano sempre più forti man mano che mi allontanavo dal sentiero; avvicinandomi  sempre di più ai suoni  vedevo graffi sui tronchi, alberi abbattuti e gigantesche impronte che portavano alla tenda del caposcout. Vidi due enormi occhi gialli che si confondevano tra gli alberi. Accesi la torcia, cercai di muovermi più lentamente e silenziosamente possibile. Sentii muoversi qualcosa, mi si raggelò il sangue, avevo il cuore in gola, la paura mi assaliva: cosa stava accadendo? Dovevo farcela, non potevo svignarmela, per il bene dei miei amici, sentivo il bisogno di svelare quel mistero; andai avanti. Quegli occhi continuavano ad attirare la mia attenzione, quasi avessero un effetto ipnotico sulla mia psiche. Camminai ancora per qualche minuto, con la torcia puntata in avanti, all’improvviso udii uno stranissimo verso orripilante e terrificante, forse mi aveva sentito a causa di quelle foglie secche che ricoprivano il suolo. Mi venne contro qualcosa con un pelo folto e morbido: era spaventoso; era altissimo, quasi più di due metri, con questo pelo bianco, la bocca enorme e mi volse uno sguardo infastidito. Impossibile sarebbe stato affrontarlo e quindi scappai a gambe levate. La sera dopo il caposcout stava camminando nel bosco, io e i miei amici eravamo nascosti in un cespuglio, poco dopo avremmo visto una scena sconvolgente; il fuoco fuori era spento e gli alberi, lì intorno, erano piegati, forse dal vento, forse da lui. Il caposcout, che noi chiamavamo  il “boss”, era in piedi fuori dal suo rifugio, con le gambe divaricate e a braccia aperte: un fulmine bianco dal contorno blu lo travolse, colpendolo in pieno petto; i miei compagni di cui fidavo erano tutti scappati e io ero rimasto solo. Lo Yeti mi vide, mi riconobbe, mi assaggiò con lo sguardo e poi, in men che non si dica la mia testa rotolò per terra, perdendosi nel bosco: non ebbi neanche il tempo per urlare.

Pubblicato in Materie: horror-noir-new gotic1 Commento

Una replica a “HORROR A QUATTRO MANI”

  1. fiore ha detto:

    ora non ci andrò più in campeggio!!!

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