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Da francesca • martedì, 26 Febbraio 2013
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Bizet, Georges è l’autore di Carmen.

La carriera di Georges Bizet (28 ottobre 1838, Parigi – 3 giugno 1875, Bougival, Parigi), figlio di due modesti musicisti, per molti anni è quella di un onesto professionista della musica. Eccellente pianista, si guadagna da vivere scrivendo trascrizioni per pianoforte e compone con discreto successo, vincendo anche, nel 1857, il prestigioso “Prix de Rome”.

Ma, costantemente insicuro, spesso è preda di ripensamenti, si interrompe, rinuncia a lavori già intrapresi, non riesce a sfondare. Anche il suo maggior successo, l’opera in 3 atti Le Pecheurs de perles, (I pescatori di perle, rappresentata al Teatro Lyrique di Parigi il 30 settembre 1863), è solo un collage di arie. L’opera francese, infatti, si trova da tempo in una situazione di stallo senza uscita. Da decenni è legata a due stili rigidamente codificati, l’“opéra-comique” e il “grand-opéra”. La prima è uno spettacolo tendenzialmente leggero, costituita obbligatoriamente dall’alternarsi di arie e brani solo dialogati, che mette in scena vicende di vita quotidiana (più o meno buffe o sentimentali) coronate dall’immancabile lieto fine. La seconda è il residuo imbalsamato della tragedia lirica: grandi masse, grandi scene, retorica a profusione, nessuna vita. Nel 1872 Bizet si imbatte nel libretto di Carmen (di Henri Meilhac e Ludovic Halévy) e subito inizia a comporre.

Recupera, rielabora e riutilizza idee sparse in lavori abbozzati (anche completati) in precedenza: sembra voler concentrare nell’opera che sta componendo tutto il meglio del proprio lavoro. Alla fine dell’estate del 1874 la partitura è pronta. Il 3 marzo dell’anno seguente Carmen va in scena all’Opéra-comique: è un fiasco. Pubblico e critica disapprovano rumorosamente, giudicandola un’opera immorale. Non racconta di buoni sentimenti che alla fine trionfano, ma mette in scena una donna provocante, sensuale, che canta le lodi dell’infedeltà: “L’amour est un oiseau rebel…”. Come se non bastasse un uomo, per di più un soldato, è sedotto e spinto all’omicidio. Lei, la protagonista, alla fine muore in scena. Sono tutti elementi che contribuiscono alla stroncatura del lavoro. Per Bizet è un colpo troppo duro. Sta male fisicamente e in maggio si reca a Bougival, poco fuori Parigi, nella speranza di rimettersi. Il 3 giugno il medico stila il certificato di morte. Non è mai stato chiarito se sia veramente deceduto per un’infezione o si sia suicidato.

Pochi mesi dopo, a Vienna, Carmen riceve un’accoglienza trionfale. Se ne innamora anche Nietzsche, affascinato dalla sua “sensibilità meridionale, infocata, ardente”.

I critici riconoscono la novità del suo linguaggio: con Carmen vengono spazzate via d’un colpo tutte le convenzioni di una tradizione arroccata sulle proprie antiquate posizioni e sul palcoscenico irrompe la vita

 

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