Accedi
Posta Alunni
LIBERAMENTE PIC
Da francesca • sabato, 3 Novembre 2012

-Vi va di andare in Russia?- proposero i miei genitori a me e a mio fratello.

Erano da poco cominciate le vacanze estive, stavamo pranzando e, mentre gustavo il dessert, mio padre e mia madre dissero improvvisamente:- Se avessimo vinto un milione di euro al jeckpot- ipotizzarono- vorreste andare in Russia?-

-Certo- rispondemmo in coro io e mio fratello.- Ma non avete vinto al jeckpot, o sì…?!?!-Invece sì !-rispose mio padre.

-Veramente?!-chiesi stupefatto.- andate a preparare la valigia, disse mia madre- si parte domani- continuò.

Corsi tutto estasiato verso camera mia, ma scivolai nel tappeto e sbattei la testa contro il comodino.

Ancora dolorante, mi accorsi che la mia testa aveva liberato una piccola nicchia nascosta da un pezzetto di compensato colorato della stessa tonalità del comodino.

La nicchia era di forma rettangolare e al suo interno notai una piccola collana composta da una catenina d’oro e un dente che non sembrava di certo umano, ma animale.

Nella parte superiore della zanna era incastonata una pietra( credo molto preziosa) che si illuminò per pochi secondi.

La luce era di un rosso brillante come anche la gemma. Quest’ultima era stata tagliata a goccia e la luminescenza che aveva emanato aveva un non so che di misterioso e allo stesso tempo meraviglioso.

Me la misi al collo e dopo aver preparato la valigia e aver cenato, andai a dormire .In quella stessa notte, mentre tutti dormivano la pietra rossa si illuminò, e chiunque avesse osservato la mia casa, avrebbe visto solo un bagliore rosso durare pochi secondi.

La mattina seguente il rumore di posate mi vegliò, e il sole del mattino bussò alle mie palpebre semiaperte, come se le incitasse ad aprirsi. Quando fui con gli occhi aperti, osservai che non avevo mai avuto un soffitto fatto con travi di legno e girandomi sul fianco, non sentii il solito scricchiolio che faceva il mio letto, bensì il sordo rumore che fa la paglia. Unendo queste due contemplazioni, giunsi ad un’insolita conclusione: quella non era la mia stanza da letto. Mi misi di scatto seduto, ma rimasi immobile capendo che nella camera era presente una seconda persona. Girai la testa di lato e una ragazza dagli occhi verdi smeraldo e i capelli di un biondo brillante disse – Ti sei svegliato finalmente giovane Arciere dei Ghiacci Lucenti!-

-Salve – farfugliai confuso –una domanda prima che mi svegli- borbottai

– In che senso prima di vegliarti?- mi chiese la ragazza, – questo è un sogno- ribadii.

– No, tu sei nella capitale della Russianvita, Moscaglia!- disse. Mi alzai di scatto dal letto e mi precipitai alla finestra. Il paesaggio che mi si propose fu un misto di bellezza e irrealtà. Infatti in quel mondo sconosciuto erano presenti elementi reali come le cupole a cipolla, alcuni monumenti russi e cose tipiche della Russia, ma anche elementi fantastici come gli animali e le persone.

Queste erano maghi, incantatori, cacciatori, aquile parlanti, tigri, oche messaggere, orsi parlanti ecc. – Come ci sono finito?- bisbigliai e la ragazza sentendomi mi rispose: – Probabilmente grazie a quel ciondolo- e indicò la zanna che avevo al collo.- La Zanna dell’Arciere trasporta solo chi ha il sangue di un Ghiaccio Lucente, e tu sei uno di quelli. – Ma io non ho parenti del genere- ribattei.

-La zanna viene tramandata, tu come l’hai ricevuta?-

-Ho sbattuto contro il vecchio comodino e l’ho trovata.-

-Perché vecchio?- domandò – perché è appartenuta a mio nonn…- ma non riuscii a terminare la frase che capii tutto: mio nonno era un Ghiaccio Lucente.

-Non mi sono ancora presentata, io mi chiamo Cornelia Ignes, e tu?

-Sebastiano Morson, ma puoi chiamarmi Seba.-

Era una ragazza esile e magra, aveva i capelli biondi e lunghi, e gli occhi verde smeraldo dai riflessi rossicci. Questi erano come misteriose pietre preziose, che mi attraevano come niente al mondo riesce a fare. Il suo sorriso era dolce e solare e se avesse avuto le ali mi sarebbe sembrata un angelo.

-Prima che ti svegliassi ho tolto questo libro dal tuo volto- mi disse, e mi porse un testo illustrato.- Ah, grazie, deve essere stato trasportato insieme a me. Mi devo essere addormentato mentre lo leggevo.- risposi confuso – in effetti mi serviva. Dove posso fare colazione?- aggiunsi. –giusto, vieni, ti accompagno- replicò, e detto questo con passo sicuro uscì dalla stanza.

La seguii per un lungo corridoio. Mentre camminavo mi guardai stupefatto ai lati. Alle pareti erano appesi numerosi quadri. Essi rappresentavano uomini e donne, credo importanti, dato il loro abbigliamento sontuoso.

Cornelia vedendomi fissare quei dipinti come un bambino appena nato mi disse: – Quelli sono i nostri antenati, persone col sangue lucente. Alcuni di questi sono:

_Bartolomeo Francesco Rastrelli;

_Pietro il Grande;

_Caterina II;

_Alessandro II;

_Ivan il Terribile;

_Michele Romanov;

_Jurij Dolgorukij…

-Ah, interessante, ma mi sembra di aver già sentito questi nomi e dopo pochi secondi che ci pensavo su, ricordai dove li avevo letti. Aprii velocemente il libro e sfogliai le pagine, ad un certo punto trovai i nomi e lessi gli approfondimenti; incominciai col primo:

-l’italiano Bartolomeo Francesco Rastrelli(1700-1771) fu architetto di corte sotto le imperatrici Anna ed Elisabetta. Eresse palazzi reali di dimensioni e colori strabilianti, con interni ricchissimi. Perse però il favore imperiale sotto Caterina II che preferiva l’architettura Classica;

-Pietro il grande, primo zar ad interessarsi a questioni navali, creò la flotta russa dopo avere studiato i cantieri navali olandesi ed inglesi. Nella guerra settentrionale contro la Svezia(1700- 1721) ampliò i confini russi fino al Mar Baltico, stappando al nemico la Finlandia meridionale ( i territori paludosi su cui costruì la nuova capitale Pietroburgo) l’Estonia e la Lettonia. Pietro il Grande conquistò anche la lunga penisola di Kamchatka e le isole Curili, nell’Oceano Pacifico.

-Caterina II, principessa tedesca divenne imperatrice di Russia nel 1762 e governò per più di 30 anni. Conosciuta come Caterina la Grande fu l’ultima delle quattro energiche zarine che regnarono dopo Pietro I ;

– Alessandro II, il momento culminante del suo regno fu l’emancipazione dei servi nel 1861, ciò nonostante questo zar antiriformista fu ucciso dalla bomba di un terrorista nel 1881;

– Jurij Dolgorukji fondatore di Mosca. Il nome della città compare l prima volta nelle cronache russe nel 1147, anno in cui Dolgorukij invitò altri principi ad un banchetto. La prima fortezza di legno fu costruita nel 1156 sulla stessa collina dove oggi sorge il Cremlino.

<< interessante, interessante>> pensai dopo aver finito di leggere. Trascorsi 5 minuti per i corridoi, giungemmo alla audita sala da pranzo. Arrivati dovetti sforzarmi di chiudermi la bocca; la sala era magnifica. Aveva una pianta regolare molto grande. Godeva di otto finestre sul lato più ampio, quattro i alto piccole a forma quadrata e quattro in basso molto grandi, ad arco. Le stesse finestre erano presenti anche sui due lati paralleli però anziché essere otto, erano quattro per ogni lato. Inoltre accanto ad ognuna finestra era presente una tenda di porpora dove al centro regnava uno stemma di un’aquila con due teste dai riflessi dorati. Nella parte centrale della stanza un’enorme tavolo di legno ne occupava la parte verticale. Quest’ ultimo era apparecchiato con una tovaglia bianchissima, due piatti piani, quattro bicchieri ( due per ogni piatto) ai lati opposti; nella nervatura centrale erano presenti tre candelabri, una coppa, e una teiera stranissima, che assomigliava a un trofeo, ma nella parte bassa appariva un rubinetto che, come tutto il resto, era fatto di argento e nella parte alta si trovava una teiera di argilla. La cosa più magnifica però, erano le due sedie. Assomigliavano a due troni da re; erano fatte d’oro con numerose decorazioni. Alcune di queste decorazioni erano Cupido, nella parte più alta della sedia, che reggeva il globo e uno scettro; ai due lati, poco più in basso, scolpita, c’erano due volti femminili. I cuscinetti dello schienale e della seduta erano stati cuciti alla sedia; arano fatti di porpora rossa con ricami d’oro. Precisamente al centro del cuscino regnava solenne l’aquila bicipite.

Mi sedetti al tavolo e di punto in bianco comparvero una tazza di tè e un dolce simile a un budino.

Spinto da una fame incontenibile mi misi a mangiare. Dall’altro lato del tavolo, Cornelia mi imitò, e dopo poco tempo la sua voce spezzò il silenzio.

-Allora…-farfugliò imbarazzata – mentre mangiamo ti spiegherò un po’ il da farsi… come hai visto tu stesso, prima le persone raffigurate nei quadri erano Ghiacci Lucenti come te, ognuno ha fatto cose importantissime e ha contribuito “spianare la strada” ai sui successori.-

-In che senso?- chiesi

– Tutti loro avevano un’ obbiettivo: uccidere Spirito Polvere Oscura. Noi lo chiamiamo Gernia. È un essere spregevole. Cattura gli uomini, le donne, i bambini… chiunque. li uccide e poi ne succhia l’essenza vitale e li rende suoi schiavi. Solo tu ed io possiamo ucciderlo.-

– Perché solo tu ed io? -ribattei. –solo un Ghiaccio Lucente e un Fuoco Smeraldo, come me, possono sconfiggerlo.- Rispose, e continuò- dopo andremo a prenderti il tuo compagno e le tue armi. Da domani ci alleneremo duramente, ma oggi faremo un tour per la città- decise allegra.

Finito di mangiare mi riportò in camera e mi diede i vestiti che indossavano i Ghiacci Lucenti. Mi distesi sul letto e mi misi a leggere il libro. Scoprì molte cose;

sulle camere diceva:

-interni lussuosi erano frequenti nei palazzi del XVIII e del XIX secolo, non solo dagli zar, ma anche dall’alta nobiltà. Le colonne di marmo abbondavano nelle sale che si ispiravano all’architettura greca e romana. Spesso le pareti erano decorate con materiali preziosi come l’ambra e la foglia d’oro.

Della sedia in cui mi ero seduto rivelò:

-dopo la morte di Pietro I nel 1725 il resto del XVIII secolo fu dominato da alcune energiche imperatrice, quali Elisabetta, figlia di Pietro, e Caterina II, di origine tedesca. Aiutate da guardie scelte entrambe strapparono il trono co la forza a un imperatore fiacco, ed entrambe godettero di grande popolarità presso il popolo. La sovrabbondante decorazione del trono dorato di Elisabetta è tipica del suo gusto esagerato. A Elisabetta e Caterina dobbiamo la maggior parte dei ricchi palazzi e delle ville reali a Pietroburgo e dintorni.

Sul budino che avevo assaggiato diceva:

la funzione pasquale termina all’alba e i fedeli tornano nelle loro case per spezzare il lungo digiuno con cibi particolari e uova colorate. La torta di pasta (kulich) e il dolce di ricotta (paskha)contengono ingredienti vietati durante la Quaresima. Ai visitatori che si susseguono tutto il giorno, vengono offerti dolci. Sul paskha ci sono una croce oppure le lettere <XB> che stanno per < Cristo è Risorto>.

<interessante, interessante > mugugnai e continuai leggendo le informazioni sulla strana teiera-trofeo:

i russi amano bere il tè non molto carico a tutte le ore del giorno. Per averlo sempre pronto, si servono del samovar. Nei samovar tradizionali l’acqua è scaldata da un tubo centrale riempito di pigne e braci roventi. Il tè nella teiera posato sulla sommità può quindi essere rinnovato in continuazione con l’acqua bollente. Oggi, di solito, i samovar sono riscaldati elettricamente.

<adesso, almeno so, che mi trovo in un mondo simile alla Russia!> pensai. Poco dopo tornò Cornelia e insieme andammo in un negozio, o bottega, e prendemmo l’animale che più mi assomigliava, e scoprì che il mio era un grosso lupo grigio. Dopo di che mi portò in un negozio d’armi in cui, attraverso una scala, giunsi in una stanza dove, dentro ad una tecca di vetro c’erano un’ arco e delle frecce, ed un lungo spadone. Alla fine di quegli <shopping>, (o almeno, così potrei definirli) andammo a visitare la città. Visitai il “palazzo di Peterhof”, il “monastero i Smolnij”, il “ palazzo di Caterina”, il “Cremlino” la “chiesa di San Basilio” e altri fantastici monumenti.

Le sere che si susseguirono lessi spesso manuali di magia e durante il giorno andavo nel Bosco del Segugio a cacciare animali insieme al mio lupo e imparavo, da Cornelia a creare varchi temporali. La sera mangiavo ciò che avevo cacciato mentre la notte mi capitava di restare nel bosco. Imparai ad accendere fuochi magici attraverso gli occhi e a maneggiare la spada. Il tempo passò in fretta e neanche mi accorsi quando arrivò il giorno della scontro: la mattina che avrebbe ridato la pace al popolo che abitava quelle magnifiche terre.

La tromba dell’esercito suonava e i guerrieri si apprestavano a combattere. La pianura in cui aspettavamo di combattere era enorme. All’orizzonte non si vedevano movimenti, ma era solo questione di attimi.

Infatti poco dopo dal sottosuolo sbucarono teste, poi corpi e infine persone in carne e ossa. Erano a migliaia e strascicavano i loro piedi verso di noi.

-carica!!- urlai a perdifiato, mentre tutti gli uomini correvano con al fianco il proprio animale verso il nemico, e anche io e Cornelia li imitammo. Sfilai lo spadone e mi diressi verso una forza che mi attraeva più di tutte.

Correndo trafiggevo tutti i miei nemici e il mio lupo mi aiutava sgozzando quelli che cercavano di colpirmi. Dopo quella lunga corsa giunsi verso il mio vero nemico.

Gernia era a pochi metri di distanza da me. Ci fissavamo a vicenda cercando i punti deboli dell’avversario. D’un tratto il nemico corse verso di me e dalla sua carne estrasse uno spadone. Dopo di che dalla sua bocca uscì un denso fumo nero che avvolse me e Cornelia di cui non avevo avvertito la presenza. Attraverso il fumo sferrò colpi diretti ai nostri corpi, che incassavano con dolore. Improvvisamente una fitta gelida mi attraversò il corpo e sentii un tonfo provenire dalla mia sinistra. Girai di scatto la testa, giusto il tempo di vedere Gernia sfilare la spada dal corpo di Cornelia, la quale accasciata a terra in fin di vita sputava sangue. Corsi da lei. –uccidilo da parte mia- mi disse prima di morire e dal suo petto uscì un fumo rosso che penetrò nel mio corpo. D’un tratto mi sentii potentissimo, guardai le mie mani: avevano un’aura blu che le circondava. Impugnai la spada e corsi verso Gernia. Riuscii a tagliarli la testa e , quando questa cadde a terra, si dissolse in una nube di fumo nero. Tirai un sospiro si sollievo, ma voltandomi di scatto mi accorsi che dal suo corpo ne era comparsa un’altra. Gernia mi colpì con la spada alla spalla facendomi cadere a terra, e subito dopo incominciò a prendermi a calci sullo stomaco. Attraversato da tutto quel dolore, comparvero nella mia mente soldati che morivano, Cornelia e tutti quelli che credevano in me. Fermai l’ennesimo calcio di Gernia con la mano e lo scaraventai a terra con tutte le mie forze. Dopo di che mi accorsi che al posto dell’aura, si era formata una corazza di cristallo. Feci dei passi verso Gernia e vidi che a ogni mio movimento aculei enormi di ghiaccio sbucavano dal sottosuolo. Gernia si rialzò di scattò, ma fu buttato a terra di nuovo dal mio lupo, che corse verso di me affiancandomi. Solo ad all’ora mi sentii pronto.

Sfilai l’arco che avevo a tracolla e dalla mia spalla sinistra estrassi una freccia. L’arco era anche esso di diamante come anche la freccia e con numerose e magnifiche decorazioni. Posizionai quest’ultima, tesi la corda, presi la mira, e scoccai la freccia.

Questa incominciò a bruciare fuoco da una metà, e dall’altra ghiaccio. Si conficcò direttamente nel cuore di Gernia che incominciò a bruciare. Ad un certo punto le fiamme si ghiacciarono e lo avvolsero. D’un tratto il mio nemico scoppiò con rumoroso boato e gli zombie tornarono normali persone. Una luce mi bruciò dentro e mi si annebbiò la vista. Sentii le coperte calde del mio letto e mi svegliai di colpo. La luce del mattino fece risplendere l zanna. Non avevo la corazza di diamanti, bensì il mio pigiama. Era passata soltanto una notte.

Il giorno dopo, andammo in Russia, a Mosca. Visitammo tutti i palazzi e davanti al Cremlino incontrai Cornelia. Ci salutammo con un sorriso e uno sguardo tra il malinconico e il felicissimo e andai da lei a spiegarle in breve cosa era successo dopo la sua morte in quel mondo, sotto gli sguardi stupefatti dei nostri genitori. Dopo di che tutti e due andammo per la nostra strada.

In quel mondo ormai in pace dove avevamo lottato per la libertà, in quello stesso corridoio in cui erano appesi tutti i quadri delle persone importanti, comparve un altro quadro che raffigurava me e Cornelia.

 

PIC

Pubblicato in Categorie: SCRITTORI IN ERBA1 Commento

Una replica a ““UNA STRANA RUSSIA”. Racconto fantastico… SUPER!!!”

  1. fulmine ha detto:

    ottimo testo… grande testo…super!

Lascia un commento