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LIBERAMENTE PIC
Da admin • domenica, 20 Marzo 2011

Il caldo sole estivo si faceva spazio tra le poche candide nuvole che giochicchiavano nell’immenso cielo. Il sole coccolava con grazia l’imponente hotel in cui era cominciata un’altra tranquilla giornata; tutti sembravano felici. Alcune dame bevevano in tutta calma la loro tazza di tè inglese, addolcita da un morbido e succulento croissant straripante di cioccolata. Tutti erano calmi nella sala principale, un silenzio maniacale risuonava nell’ambiente e nessuno si era ancora lamentato alla reception che era solita avere un sacco di lavoro. Una signora ormai stanca, dato che era mezzanotte, salì la lunga rampa di scale che portavano alla camera 207, una lussuosa suite con vasca idromassaggio, zona relax, sala massaggi … Mentre si stava per buttare nel soffice letto una lite accesa catturò la sua mente. “ Sei uno stupido, mi tratti come un animale, sono stanca” commentava una signora nella stanza accanto urlando a squarciagola, un uomo subito ribatté: “Stai zitta racchia. Tu non mi dai una lira e sai che sto vivendo in condizione economiche misere. Sei proprio una stupida, stupida. Il litigio che non sembrava tranquillizzarsi durò ancora per una buona oretta, dopo finalmente calma. Un altro giorno incominciò, la solita tranquillità ricopriva l’hotel ma, a tarda mattinata, in fondo al corridoio, un uomo, gridando chiese aiuto. “Cosa sarà mai successo?”si chiesero perplesse le pettegole signore. Figurarsi se quella banda di altezzose donnine avrebbe potuto lasciarsi sfuggire uno scoop! Ma, ahimè non era il solito scoop: era una tristissima tragedia. L’uomo disperato teneva la mano a una dolce signorina distesa nell’ascensore. Non stava dormendo, non era svenuta, aveva lasciato il nostro mondo. “Ma, ma, tu non sei quello della camera 206? Tu, tu sei quello che litigava con una signorina. Ho sentito tutto e, quando hai urlato aiuto ho riconosciuto la tua voce” borbottò una di loro. Dalla reception partì una chiamata diretta alla polizia e un’altra all’investigatore Torres e al suo aiutante un po’ svitato, anzi direi molto. In poco tempo il parcheggio dell’hotel fu assalito da numerose macchine, da lì uscirono circa una ventina di poliziotti e naturalmente il mitico detective, purtroppo accompagnato da quell’ingenuo aiutante di Sir Help. “Che cosa succede? C’è una birra tra amici che mi avete chiamato con tutta questa fretta!” chiese saltellando Sir Help, “No, è morto qualcuno e dobbiamo risolvere il caso!” rispose un po’ vergognato il povero detective. “Cominciamo bene” continuò pensando tra sé e sé. I due si avvicinarono con cautela al corpo, giaceva a terra e con la mano si teneva il collo. Incuriosito Torres prese il guanto dalla tasca e la indossò, con mano ferma e con molta delicatezza spostò l’intralcio dal collo. Con grandissima sorpresa da parte di tutti i presenti, si scoprì un segno più o meno grande al centro della gola. Grazie a quest’indizio l’assistente dedusse che la poveretta era stata strangolata con una fune … quasi tutti erano concentrati sul delitto tranne loro … la banda delle pettegole che stavano scommettendo molti soldi sull’ assassino. “Qua non c’è più nulla da vedere, tutti via! Andiamo a controllare la stanza e che nessuno si azzardi a seguirci” esclamò con voce decisa Torres, nonostante le sue prediche la folla lo seguì fino alla camera 206, la fatidica camera 206. Aprì la porta e, una raffica di caldo lo assalì. D’istinto disse: “Che caldo qui dentro, cosa ci fanno i riscaldamenti “a palla” e per giunta in questa cocente giornata di luglio? Di sicuro questa è una prova molto importante, ma per il momento non ci interessa. “Help annota sul block notes questo indizio alquanto strano.” “Torres, Torres, guarda che divertimento giocare con le corde delle tende!” disse con enfasi quello sciocco di Help, subito Torres rispose che non era il momento di bighellonare. Ma da una sciocchezza del genere un caso può essere risolto, e infatti da questa sottigliezza ne uscì un indizio importante … il detective si accorse che alla tenda mancava una corda, cosa alquanto strana. Astutamente andò a controllare il segno sul collo della malcapitata, e come tutti si aspettavano quella era l’arma del delitto, Torres non si era ancora però spiegato il motivo dell’irrompente caldo, presente nella stanza. Come spesso accade in una scena del crimine, il presunto assassino partecipava alle indagini cercando di allontanarsi dalle accuse. “È stato lui, è lui il colpevole, è il marito!!!”gridava Sir Help che sembrava molto eccitato, forse perché era sicuro di aver risolto il suo primo caso. Mentre stavano scendendo le scale per arrivare al salone, scorsero il marito della vittima che con passo insolito si dirigeva verso la sala da pranzo: “Torres guarda all’assassino pende una corda dalla tasca dei pantaloni uguale a quella con cui stavo giocando prima.” Torres e Sir Help erano alquanto insospettiti da questa notizia shock. Così cominciò l’interrogatorio al marito della vittima che ormai era quasi stato scoperto. “Help annota tutto quello che dice, potrebbero esserci informazione chiave per la risoluzione del caso!” disse il detective con molta calma. “Allora mi racconti cosa ha fatto nelle ore precedenti al delitto, mi dica tutto ciò che le è accaduto, tutti i contatti che ha avuto con il personale di servizio, con la vittima …” “Certamente non ho nulla da nascondere” “Allora procediamo” continuò Torres. “Sì, è vero quello che diceva la signora, ieri notte ho litigato furiosamente con mia moglie, ma mai e poi mai l’avrei voluta morta. Io l’amavo, ma sa com’è, a volte ci sono delle incongruenze tra due coniugi, ma comunque le ripeto che mai l’avrei voluta uccidere. Ieri ho anche avuto una lunga conversazione con un cuoco, il nostro discorso è cominciato dopo uno scontro e devo ammettere che è una persona veramente simpatica.

Comunque credo che quest’ informazione non vi interessi e forse è meglio se cambio argomento.” Disse con gli occhi lacrimanti il marito. “ Che tipo di scontro?” chiese incuriosito l’investigatore. “Io mi stavo dirigendo al bagno, quando il cuoco accidentalmente mi ha rovesciato addosso un  piatto che aveva in mano .  Mentre con molta cura stava tentando di ripulirmi, ci siamo immersi in una conversazione sui piatti tipici italiani.” Non avendo più nulla da dire il marito della vittima si allontanò avviandosi verso l’atrio. “Qua scarseggiamo di indizi! Non ti viene da pensare che per una volta nella mia vita investigativa ho risolto un delitto? Non abbiamo nessun indizio, nessuna prova per colpevolizzare un’altra persona.” “Avrai anche ragione, ma io non sono ancora del tutto convinto perché il caldo presente nella stanza non è stato ancora spiegato: il caso è ancora aperto.” Discutevano tra di loro i due investigatori. Torres riuscì a convincere Help delle sue idee quindi insieme si incamminarono alla ricerca di nuovi indizi che il cuoco avrebbe potuto dar loro. I due volevano accertarsi che le testimonianze del marito non fossero una farsa e naturalmente volevano scovare nuovi indizi. Solo uno dei due obiettivi imposti dal detective si realizzò: infatti il cuoco ribadì tutto ciò che aveva detto in precedenza il presunto omicida, ma non accennò nulla relativamente a nuovi indizi. Non avendo avuto i risultati attesi, Torres si precipitò in cucina dove il suo acuto olfatto venne catturato da un odore forte che sapeva d’aglio. Il puzzo proveniva da una delle tante divise da cuoco appese alla parete. Esaminò la camicetta sospetta e scoprì che apparteneva a Gustavo. “Catherine, Catherine, hai chiamato i fornitori d’aglio? Perché è da una settimana che i cuochi se la prendono con me per la mancanza del prodotto. Pensa, molti piatti sono pure stati cancellati dal menù per questo fatto” disse il cameriere. “Louis, mi han detto che sono in un periodo di crisi e che cercheranno di

rimediare a questa situazione” rispose una signora dalla reception. Dalla cucina l’investigatore ascoltava perplesso la conversazione, com’era possibile che la divisa puzzasse ancora? Così si mise a “sgarfare” tra i mobili cercando indizi che avrebbero risposto alla sua domanda. Come al solito Help si mise a toccare tutto ciò che trovava. Questa volta però il suo vizio servì a molto: prese in mano molti contenitori e li aprì. In uno però trovò delle boccette che mostrò a Torres. “Mettila nella tua tracolla, la farò analizzare alla scientifica. Per oggi può bastare, andiamo a letto.” Alle cinque del mattino vennero svegliati da una telefonata: la scientifica dopo aver lavorato ininterrottamente per molto tempo rivelò la composizione della sostanza presente nella boccetta ovvero l’arsenico. “Mi dispiace deluderti Help ma anche questa volta non ci hai azzeccato! Ho in mano la soluzione del delitto!” “Beh, adesso torniamo a letto perché siamo molto stanchi. Arresteremo il colpevole a tarda mattinata. Come promesso da Torres alle undici in punto, in mezzo al salone, si svelò l’assassino. “Allora Gustavo, l’ho smascherata e devo ammettere che ha un intelligenza acuta, peccato però che non abbia voluto seguire la retta via: io te ed Help avremmo potuto essere dei validissimi detective. Comunque gente adesso faremo luce su questo delitto così intricato … “La poveretta non è morta per uno strangolamento come tu volevi farci credere ma bensì l’hai avvelenata” “Si signor so tutto io, lascia che sia io a spiegare la dinamica degli eventi. “Ho avvelenato la signorina nella sua stessa camera portandole un cibo con dentro dell’arsenico. In seguito ho acceso i termosifoni della stanza al massimo; in questo modo la vittima non avrebbe destato sospetti perché l’arsenico con il calore aveva assunto odore d’aglio.” Un silenzio calò nella sala, nessuno si sarebbe mai aspettato una simile conclusione; questa situazione non durò a lungo perché venne sovrastata da un grido di

vittoria. Erano sempre loro quelle “babe” milionarie che litigavano aspramente per una scommessa. “Io l’avevo detto che era un cuoco il colpevole!” “Si avevi ragione ma non hai specificato il nome, hai sparato a caso come tutte, del resto. Quindi non ti spetta neanche una lira.” Sullo sfondo di questa discussione ormai quasi placata, la spiegazione dell’intricato “enigma” proseguiva … “Dopo che la vittima aveva stirato le zampe, sei rientrato nella camera e hai strappato una corda della tenda. Per fare in modo che tutti avrebbero pensato che quella fosse stata l’arma del delitto hai lasciato un evidente segno sul collo della morta. Ci hai fatto credere di aver avuto uno scontro casuale con il marito, tutto ciò però l’avevi progettato per infilare la corda nella tasca dei pantaloni dell’ormai vedovo, facendo ricadere tutte le colpe su di lui. Ma per tua sfortuna c’ero io.” Piangendo il marito chiese al cuoco il motivo di questo suo orrendo gesto. Egli rispose che l’assassinio era basata sulla sua gelosia, la donna infatti l’aveva sempre rifiutato nonostante i suoi continui corteggiamenti. Gustavo fu quindi ammanettato e portato via dalla polizia, successivamente Torres fu applaudito da tutti nella hall. Almeno su questa tragedia si è fatta giustizia.

Pubblicato in Categorie: SCRITTORI IN ERBA1 Commento

Una replica a “puzza d’aglio”

  1. therminetor ha detto:

    bel racconto 😉

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