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LIBERAMENTE PIC
Da admin • venerdì, 2 Aprile 2010

Sulle tracce di Kafka – 5

Improvvisamente mi svegliai, una densa ed appiccicosa oscurità avvolgeva le mie membra rattrappite. Mi sentivo pressata, immobile, giacevo ferma all’interno di qualcosa che mi imprigionava.
Lo spazio era angusto e avvolto dalle tenebre.
-Cos’ero diventata?-

Salvador Dalì - la metamorfosi di narciso

Fu questa la prima domanda che mi porsi.
Aprii faticosamente le palpebre e dopo qualche istante scattai, calciando con potenza i piedi, ma con scarso successo.
Le mie mani, ruvide e raggrinzite erano di un colore biancastro, come se fossi morta, senza vita, esangue.
Mi sentivo chiusa dentro una cornice di legno invasa dai tarli e percepivo uno strano odore… di trielina, simile a quella usata dai pittori per i dipinti ad olio.
Affaticata com’ero cercai di capire in cosa mi fossi imbattuta.
Vedevo il mio corpo: la lunghezza delle gambe, la larghezza del torace, ma non percepivo lo spessore del mio organismo. Indossavo un lungo abito, probabilmente, originariamente era bianco, ora appariva ingiallito o logoro; i pizzi erano sgualciti e sfilacciati. In quel momento capii che ero una donna, vestita da sposa.
Cosa mi era successo?
Certo è che dovevo essermi addormentata e ora che mi ero svegliata faticavo a ricordarmi del mio passato.
Mi sentii piena di una nuova energia, ansiosa di ritrovare le mie radici e di cercare una via di fuga da quella realtà.
La scena che potevo osservare, dipinta attorno a me, era raccapricciante. Sullo sfondo di un cortile si levava un alto patibolo di legno; uno stormo di uccelli neri volava nel cielo plumbeo. Nessuno pendeva dalla forca, ma io, all’improvviso mi sentii un nodo alla gola. Potevo notare le escoriazioni e gli ematomi che una fune mi aveva lasciato attorno al collo.
Allora capii che potevo essere morta e che il mio corpo, dopo l’impiccagione, fosse stato abbandonato in mezza alla pubblica piazza.
Ora ricominciavo a ricordare: mi stavo sposando, ma ad un certo punto le guardie mi avevano preso per giustiziarmi con l’accusa di stregoneria.
A poco valsero le mie dichiarazioni di innocenza.
Il dipinto era stato eseguito da Pablo, come si può comprendere dalla firma in basso, a destra.
Menzionai di aver chiesto proprio io a un ragazzo di ritrarre la scena del matrimonio, per avere un ricordo.
Quando morii però la mia anima rimase imprigionata all’interno del quadro, per sempre: ecco, fu questa la mia vera condanna.
Adesso ero finalmente consapevole del mio stato, la mia bramosia di conoscenza era finita.
Mi sembrò di avvertire una folata di vento; le mie aspettative si dileguarono e lasciarono spazio ad un’eterna rassegnazione.
PIC

Pubblicato in Categorie: SCRITTORI IN ERBA, Tag: kafka e metamorfosi • Tags: , • • 3 Commenti

3 risposte a “Metamorfosi”

  1. orsetto ha detto:

    Bellissimo…! Il lessico è molto ben curato, il contenuto è approffondito. L’autrice è stata molto brava nelle descrizioni del luogo e delle percezioni tattili e olfattive. E’ stata capace di creare curiosità nel lettore e svelare solo alla fine il motivo per cui si trovava imprigionata in quel quadro che ritraeva il suo ultimo giorno di vita come essere umano.

    (commento del 5 marzo 2010)

  2. gattino ha detto:

    La domanda che sorge spontanea è: gli animali, gli oggetti, le piante hanno un’anima e un pensiero simile agli esseri umani?
    Se la risposta è affermativa dovrò trattare tutto ciò che mi circonda con maggiore rispetto e ingerire cibi animali solo per la mia sopravvivenza. Tutto diventerebbe paradossale.

    (commento del 5 marzo 2010)

  3. lupetto ha detto:

    Un post veramente eccezionale. Ciò che più mi ha colpito di questo racconto è la trama, complessa dal punto di vista grammaticale e allo stesso tempo semplice da quello logico. Il lessico è molto curato e ricercato, ma è molto semplice comprendere il significato di quello che è scritto. Inoltre mi ha attratto lo stile, tipicamente horror, che incute ansia e terrore.

    (commento del 5 marzo 2010)

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