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LIBERAMENTE PIC
Da admin • giovedì, 1 Aprile 2010

Vogliamo esprimere le nostre considerazioni sulla festa dell’ 8 marzo, una festa che in molti casi si riduce ad un momento di evasione, allo scambio di un rametto di mimosa,ad una serata in pizzeria o al cinema,senza neanche una riflessione sul significato originale di questa ricorrenza.
L’ 8 marzo è la data scelta per festeggiare le donne a ricordo non,come si è a lungo creduto delle operaie morte in una fabbrica di New York nel 1908, ma delle donne russe, operaie e casalinghe,che nel 1917 sono scese per le strade di San Pietroburgo a protestare contro il regime zarista per il freddo, la fame, la mancanza di figli e mariti impegnati sul fronte della prima guerra mondiale.
Era il 23 febbraio nel calendario giuliano in vigore in Russia, che corrisponde all’ 8 marzo in Occidente.
Intorno alla mimosa, il simbolo scelto a rappresentare la festa della donna, negli anni sono state combattute molte battaglie per l’ emancipazione e l’ uguaglianza.
Se nel mondo Occidentale questi sforzi hanno portato al raggiungimento di obiettivi importanti, lo stesso non è avvenuto dappertutto e ancor oggi in molti Paesi tantissime donne sono vittime di discriminazioni, soprusi, violenze.
È un esempio la situazione di centinaia di bambine che vivono nei paesi più poveri delle Ande che, col miraggio di poter studiare in città in cambio di un piccolo lavoro domestico, sono “rapite” alle loro famiglie e costrette, in condizioni di lavoro pesantissime, a vivere come schiave soggette a ogni tipo di abuso.
Le chiamano “le bambine invisibili delle Ande” perché spessissimo i padroni fanno sparire i loro documenti e le loro tracce in modo che per queste bambine è quasi impossibile rintracciare la propria famiglia d’origine e affermare la propria identità.
Noi alunni della scuola media di Forgaria abbiamo conosciuto la realtà delle bambine invisibili delle Ande attraverso l’ interessamento di un nostro ex insegnante, il professor Vittorio Battigelli, che fa parte dell’associazione “Ascoltiamo le voci che chiamano”.
Questa associazione sostiene l’attività della professoressa Vittoria Savio che da 26 anni si prende cura di queste bambine a Cuzco, in Perù.
La professoressa Savio ha costruito una casa famiglia e una scuola in cui accoglie le bambine lavoratrici e dà loro una formazione scolastica e professionale.
Da tre anni noi alunni realizziamo assieme ai nostri insegnanti oggetti artistici che sono venduti in una mostra mercato e il cui ricavato è stato destinato alla scuola di Cuzco.
Siamo orgogliosi di aver contribuito, anche se in minima parte, ad aiutare queste bambine sfortunate a realizzare un futuro migliore e siamo sicuri che anche il nostro impegno è un punto di partenza per costruire un mondo migliore in cui bambine e donne non siano più vittime di ingiustizie e prepotenze.
Solo allora la mimosa che sventoliamo allegramente e spesso inconsapevolmente diventerà una bandiera di uguaglianza, di giustizia e di libertà.
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Pubblicato in Categorie: intorno a noi: il mondo d'oggi, Tag: festa della donna • Tags: • • 2 Commenti

2 risposte a “Alcune riflessioni sulla festa della donna”

  1. madagascar ha detto:

    Che post!! Non sapevo tutte queste cose sulla festa della donna!

    (commento del 28 marzo 2010)

  2. kalahari ha detto:

    anche io come dice madagascar nn sapevo tutte queste cose sulla festa della donna!!!!

    (commento del 31 marzo 2010)

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