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LIBERAMENTE PIC
Da francesca • martedì, 16 Aprile 2013

Ancora “Furti d’autore”. Ancora un testo ispirato alla lettura di un racconto di un “grande” della letteratura italiana del Novecento.


Una misteriosa città avvolta dalle sabbie del deserto, circondata da mura che una folla di accampati spera di varcare: un sogno… un miraggio… un’illusione…

Lascia come “commento” la tua “opera d’arte”!

buzzati49040

Pubblicato in Materie: il fantastico6 Commenti

6 risposte a “IL FASCINO E L’ASSURDO IN DINO BUZZATI: “La città di Anagoor””

  1. losangeles ha detto:

    LE MURA di HAZON
    Nell’ interno della regione del Kukusha, posta a sud-ovest del paese, più precisamente nell’agglomerato di Denizli, una guida turca mi propose di visitare le mura della città di Hazon. Lei mi avrebbe accompagnato per tutto il tragitto. Senza alcun timore accettai: non avevo paura benché fossi a conoscenza delle numerose leggende che circondavano il posto. Ci salutammo con la promessa di ritrovarci la mattina seguente alla fermata della corriera. Il viaggio fu molto lungo e stancante, infatti durò parecchie ore. Giunti a destinazione una colossale costruzione si impose dinanzi a me. – Strano, anzi stranissimo!- pensai. La struttura era completamente di vetro: pavimenti, pareti, soffitti e in generale ogni genere di arredamento, era realizzato con questo materiale. Ero sbalordito: non riuscivo a credere ai miei occhi. Davanti alle mie pupille si estendeva una fortezza fatta solo ed esclusivamente di cristallo. Ma l’eccitazione per la nuova scoperta e il viaggio molto stressante mi avevano reso stanco e, benché fosse ancora relativamente presto, mi addormentai. Mi risvegliai dopo un’ora circa dentro una tenda; sì, perché ce n’erano centinaia al di fuori della cittadella di vetro: tende miserabili, tende medie, tende da ricchi signori a forma di padiglione. Mi girai e riconobbi la guida che sorrise. Mi accompagnò fuori e mi mostrò delle porte, rigorosamente in cristallo. Incuriosito le domandai: -Chi ci entra e ci esce da queste porte?- -E’ questo il mistero: esse non si sono mai aperte e molto probabilmente non lo faranno mai.- rispose lei e continuò: – C’è una leggenda che narra che gli abitanti di questa città, col passare degli anni, si siano trasformate in persone di cristallo, proprio come gli oggetti, per questo, alcuni sostengono che appaiono ai nostri occhi invisibili-
    Ci fu un attimo di esitazione poi io continuai: – Ma questa è solo una leggenda, vero?-
    -Apparentemente sì, ma non si sa, tutto ciò potrebbe essere vero come potrebbe essere una…-
    Non ebbe neanche il tempo di concludere il discorso che un forte fracasso si udì provenire dalla residenza. Un’improvvisa eccitazione si era propagata nell’eterogeneo accampamento: tutti erano usciti dalle tende e le persone erano convinte che quello fosse il segnale dell’esistenza di un popolo. Tutto ciò mi sembrava esagerato per le seguenti ragioni: prima di tutto un rumore non significava affatto una maggiore probabilità che una porta si debba aprire e perciò non vi era motivo sensato di tripudio. Secondo: tanto schiamazzo, se udito dall’interno delle mura, come era probabile, avrebbe, se mai, dissuaso quelli dall’aprire, anziché incoraggiarli. Terzo: quei fracassi, di per sé, non dimostravano neppure che Hazon fosse abitata. Infatti non poteva trattarsi di una mensola che sfortunatamente aveva ceduto rompendosi in mille pezzi?
    In quanto a me, io ho aspettato quasi diciassette anni, accampato fuori dalle mura, ma la porta non si è aperta. Adesso me ne torno al mio Paese, convinto di aver sprecato il mio tempo.

  2. stella05 ha detto:

    Villa Magnolia

    In un piccolo paesino, vicino alle alture del Volga, io, una squadra di amici ed una guida molto esperta avevamo organizzato una gita tra i vasti prati verdi e i freschi boschi offerti dal paesaggio primaverile.
    Quella mattina aprii la mia posta elettronica e cominciai a leggere un messaggio che spiegava l’itinerario previsto per il pomeriggio, era inclusa una certa villa Magnolia…
    Cercai quell’edificio per me sconosciuto su Google Map, ma era del tutto inesistente. Appena riuniti chiesi perciò a Dan, la guida:
    “Che villa è questa che non si trova su nessun sito né carta geografica?”
    Il ragazzo rispose:
    “Apparteneva a dei nobili del diciottesimo secolo; è immersa in una fitta boscaglia e completamente isolata dal “resto del mondo”. Ti piacerà mia cara, ne sono sicuro!”
    Comodamente seduti su un camper percorremmo circa due chilometri tra gli alberi rimanendo continuamente incantati nell’ascoltare i suoni della natura. Giunti un una piccola radura restammo affascinati dalla maestosità, dall’immensità e dalla bellezza di una costruzione completamente recintata da una vera e propria muraglia di mattoni grigio cupo.
    Era talmente enorme che si riusciva a vedere l’inizio ma non la fine della meravigliosa opera d’arte; attaccato con un chiodo a muro notammo un cartello su cui era scritto “Villa Magnolia”.
    Il giardino era magnifico: il prato aveva un color verde pistacchio, il vialetto di ghiaia che si inoltrava nel cortile fino all’uscio era composto da sassolini rotondi dalle sfumature più varie, su un lato dalla struttura zampillava una fontanella decorata con una statua a forma di cigno e, in fine, si scorgeva un immenso labirinto curatissimo e composto da magnolie.
    Tutto sembrava magico.
    Rimasi stupita nel vedere de cine e decine di roulotte, camper, auto e varie tende disposte nel piazzale di fronte alla villa. Allora chiesi a Dan:
    “Chi sono tutte queste persone? C’ è un raduno?”
    Lui mi narrò che da molto tempo attendevano l’apertura dei cancelli situati a una distanza di circa 50 metri uno dall’altro ; infatti si credeva che all’interno dell’immobile si vivesse lussuosamente, non si sentisse la crisi e le ricchezze abbondassero.
    Io incuriosita domandai:
    “Ma che cosa spinge gli uomini a credere a ciò? Tutto questo è alquanto impossibile!”
    Dan prontamente mi rispose:
    “Durante alcune limpide notti si può notare che dal comignolo esce un filo di fumo.”
    Io ribattei:
    “Ma come, la villa deve essere disabitata! Non si sentono rumori, non sono accese luci, non si notano figure che si spostano…”
    “Lo so, eppure certa gente attende che uno di quei grandi portoni si apra… sai circa cinquant’ anni a questa parte un cancello si è aperto, il più piccolo e nascosto, si dice che solamente una coppia di innamorati sia riuscita ad entrare ma nessuno sa nient’altro….” disse Dan sospirando.
    Io mi lasciai scappare uno “wow”…….
    In quanto a me sono stata accampata qui quasi ventisette anni ma i cancelli non si sono aperti…

  3. fiore ha detto:

    IL CASTELLO DI MURKLAND
    Sulle coste di Anamur una guida turca mi domandò se volessi visitare il Castello di Murkland. Osservai la carta ed esclamai:
    “Ma questo castello non è presente sulla carta geografica!!! Allora dov’è?”
    La guida rispose:
    “Questo castello non si trova sui documenti, perchè il nostro Governo ha ignorato la sua presenza; verrò a prenderti domani mattina alle tre.”
    Il giorno dopo, all’ora stabilita, incontrai Toran,la guida e insieme partimmo per Anamur. Sentii scaldarmi le guance: erano i raggi lievi del sole che si intravedeva fra le dune. Alle 11,37 Toran esclamò:
    “Ecco signore, siamo dinanzi al meraviglioso Castello di Murkland.”
    Davanti ad esso c’erano delle tende, allora io, che ero incuriosito, chiesi alla guida:
    “Chi vive nei tendoni?”
    La guida rispose:
    “Ci sono coloro che sperano nella visione della regina, perché si dice che a chi la vede accadrà qualcosa di stupendo.”
    Io gli domandai:
    “Ma quando apparirà?”
    E lui rispose con un tono un po’ affaticato:
    “Alcuni dicono che le porte si apriranno questa sera, tra un mese, tra un anno, ma nessuno lo sa di preciso.”
    Molte persone battevano alla porta ma nessuno apriva; poi mi venne un dubbio:
    “Ma se la regina non esistesse davvero?”
    La guida rispose:
    “Anch’io quando sono arrivato qui pensavo lo stesso. Ma c’è la prova che di notte si possono vedere alcune ombre sotto le enormi porte del Castello.”
    Era impossibile che lei fosse vissuta per così tanti anni, infatti c’è più di una ragione sensata per non credere all’esistenza della regina.
    Primo: nessuno l’ha mai vista.
    Secondo:la regina non può essere vissuta per così tanti anni senza acqua e cibo a sufficienza.
    La guida obiettò:
    “Anche se non l’hai mai vista non devi smettere di crederci.”
    “Questo lo so, ma io ritengo che tutto ciò sia solo una leggenda.”
    Tramontò il sole e andai a dormire; la mattina seguente decisi di bussare alla porta ma… nessuno l’aprì,forse avevo ragione, era solo una leggenda, oppure no. Comunque volli restare.
    Ora, stanco di aspettare la regina, dopo 24 anni, ho deciso di tornare nel mio paese natale.

  4. fsm ha detto:

    IL CASTELLO DI GRESH

    Quel pomeriggio io e la mia famiglia dovevamo andare a fare una gita in campagna insieme alla guida. I miei genitori mi avvisarono che l’ultima tappa prevedeva la visita ad un certo castello di Gresh. Siccome ero molto curioso andai a cercare quel luogo che non avevo mai sentito nominare in una cartina geografica, ma sembrava del tutto inesistente…
    “Strano… devo essermi sbagliato” pensai mentre pranzavo.
    Io non sono mai stato timido perciò decisi di togliermi quel dubbio e appena conobbi Marco, la nostra guida, gli domandai:”Che castello è questo che non è segnato da nessuna parte?”
    Lui mi rispose:
    “Sai, è un edificio tanto meraviglioso quanto antico, al suo interno ci abitava un grande, valoroso e ricco guerriero del 1800 a.C. circa; non appartiene a nessun comune, nessuna regione, nessuno stato, è come un piccolo mondo. È circondato da un muro altissimo e nessuno ne è mai uscito; non significa forse che si vive felici dentro? Ci conviene partire subito!”
    Sotto il sole rovente d’agosto passammo decine e decine di campi di grano dorato e dopo un po’ di tempo scorgemmo il castello. Ai piedi delle mura, che si estendevano per chilometri e chilometri, erano sparpagliate molte tende, alcune grandissime, altre piccole, altre ancora rosse o verdi, c’era un infinito via vai di gente che passeggiava, discuteva o urlava.
    “Eccoci arrivati” disse Marco.
    “Chi sono le persone vicino alle mura?” domandai e lui subito ribattè:
    “Sono coloro che sperano di entrare nel castello e nell’attesa si accampano dinnanzi ai cancelli.”
    “Ah ci sono dei cancelli?”
    “Si, molti, minuscoli, giganti, in legno, in ferro, forse più di cento, ma il muro è tanto vasto che tra uno e l’altro c’è moltissima distanza”
    “E questi cancelli quando li aprono? C’è un orario delle visite? Mi piacerebbe vedere com’è fatto all’interno!”
    “Si potrebbero aprire oggi, domani,tra un mese o tra un secolo, non si sa; non si può visitare… diciamo che è un castello un po’ magico! Si dice che è abitato da moltissime persone, che al suo interno ci siano tanti altri piccoli castelli.”
    “Ma come fanno a sapere che dentro veramente c’è qualcuno? Non potrebbero essere tutti morti?”
    Marco mi guardò e sorrise:
    “Tutti la prima volta che vengono qui hanno lo stesso pensiero, ma nelle sere più belle si possono notare delle lucine provenienti dall’interno; ciò dimostra il contrario, che ci vivono delle persone, che probabilmente accendono luci, candele, mangiano… E poi molto tempo fa un cancello si è aperto!”
    “Cosa? Quando è successo?”
    “Non si sa bene quando, ma circa centocinquanta anni fa “
    Ecco che dall’interno delle mura cominciarono a provenire dei bagliori chiari, a volte più forti, altre meno. D’improvviso la gente cominciò ad agitarsi come presa dal panico, si sentivano urla di gioia, persone che brindavano per l’evento.
    Rimasi alquanto impressionato dalla reazione: non era esagerato? In fondo l’unica prova che c’ erano persone all’interno del castello erano quelle luci, che poi potevano essere fuochi accesi dal sole quando brucia le foglie; non si sentivano voci, rumori, nemmeno piccolissimi… era davvero stranissimo!
    Allora chiesi a Marco: ”Quando hanno aperto il cancello quante persone sono entrate?”
    Lui sospirò:
    “ Una, l’unica che si trovava davanti al cancello. Si dice che era il più piccolo”
    Io rimasi sorpreso….
    In quanto a me ho aspettato diciotto anni, ma il cancello non si è mai aperto, ora sono tornato a casa e vivo con la mia famiglia, ma a volte penso ancora al mistero del castello di Gresh.

  5. ercolino ha detto:

    LE MURA DI SUSANS
    All’ interno del comune di Majano una guida friulana mi chiese se volevo ammirare le mura di Susans, mi avrebbe accompagnato. Guardai la mappa ma il paesino di Susans non c’ era. “ Che villaggio è questo che sulle carte geografiche non è segnato?” domandai. “ Questa è una piccola frazione del comune di Majano, ricca e potente ma sulle cartine non è segnata perché il Friuli – Venezia Giulia non ci fa caso.” Rispose la guida. Essa è indipendente, chiusa, non ha commercio, è separata dal resto del comune dalle sue mura, fa da se’ e non obbedisce a nulla e nessuno. Accettai la proposta di ammirare le mura di Susans e la guida, di nome Vanni, mi spiegò che per visitare quel luogo ci sarebbe convenuto partire almeno un’ ora prima dell’ alba. Coi fari accesi alle quattro del mattino ci dirigemmo in direzione di Susans e alle sette del mattino Vanni esclamò: – Ecco signore, queste sono le mura di Susans. – Vidi l’ alta parete di cemento che circondava la città che si estendeva per chilometri e chilometri. Avvicinandomi, notai che in vari punti, proprio a ridosso delle mura, c’ erano degli accampamenti; chiesi chi fossero e la guida mi rispose che erano coloro che speravano di entrare. Domandai: – Ci sono delle porte? – – Sì molte. Si dice che alcune si apriranno ma non si sa quando. – Ci fermammo dinanzi la porta e costruimmo la tenda. – Ogni tanto qualcuno batte sulla porta sperando che aprano.- Mi informò la guida. – Ma è sicuro che di là dalle mura ci sia qualcuno?- Chiesi – Sì, certe sere si possono vedere dei fuochi, si dice addirittura che tempo fa una di queste porte si sia aperta, ma non si sa di preciso.- affermò Vanni. Secondo me nessuno aprirà queste porte perché sentendo troppo chiasso s’ impaurisce e i fuochi possono anche essere un semplice incendio dovuto agli agenti atmosferici. Ma Vanni la pensava diversamente. – Quando è stata aperta la porta, quanta gente è entrata?- domandai. – Un uomo solo, era un viandante che cercava rifugio per la notte, così gli hanno aperto.- rispose la guida. In quanto a me, io ho aspettato quasi ventidue anni accampato fuori dalle mura ma nessuno ha aperto. Adesso me ne torno al mio paese. I pellegrini dell’ attendamento, vedendo i miei preparativi, scuotono il capo: – Ah, quanta furia! – dicono. – Un minimo di pazienza! Pretendi troppo dalla vita! –

  6. hawaii ha detto:

    IL VILLAGGIO INDIANO
    Mi trovavo in una piccola cittadina sulle rive del fiume Gange quando, ad un certo punto, una guida indigena mi domandò se per caso volevo visitare il villaggio di Kirkuk. Guardai la mappa, ma questa città non c’era. Come mai? Nemmeno sulle guide turistiche, che sono così ricche di particolari, si nominava. Isaak, così si chiamava la guida, rispose:
    -E’ una potente e ricca città, che per secoli non ha avuto contatti con il mondo esterno, perciò è ignorata dal Governo.-
    Io insistetti: -Ma la città non è indicata in alcuna carta geografica-
    -Ci conviene partire domattina presto-continuò la guida come se non avesse sentito nulla.-Verrò a prenderti alle cinque-
    Lungo le piste affollate dell’ India, vidi alla mia sinistra illuminarsi l’orizzonte e subito venne fuori il sole che mise a scaldare il percorso. La macchina correva e alle 12.00 in punto Isaak, che sedeva al mio fianco, annunciò:
    -Ecco, questa è la fantastica città di Kirkuk!-
    Pian piano, avvicinandomi, notai che l’intero villaggio era circondato da imponenti mura ricoperte da erbe e arbusti che conferivano un aspetto disabitato. Da una minuscola apertura vidi, in diversi punti, degli accampamenti: tende miserabili, tende comuni, tende da ricchi.
    -Chi sono?-chiesi incuriosito io.
    -Sono coloro che sperano di entrare e bivaccano dinanzi ai cancelli-
    Non avevo mai visto così tante porte in vita mia, di grandi e piccole dimensioni, ma quando venivano aperte?
    -Le porte non vengono aperte quasi mai. Però si dice che alcune si apriranno.
    Camminavamo,camminavamo quando ad un certo punto, dietro a una miriade di foglie, scorsi un ingresso, esclamai:
    -Siamo arrivati!-
    Ci fermammo dinanzi a una porta, molta gente era là in attesa e ogni tanto qualcuno con una mazza batteva.
    -Battono- disse la guida -affinché quelli di Kirkuk, udendo i colpi, vengano ad aprire.
    Mi venne un dubbio:
    -Ma è poi sicuro che di là dalle mura ci sia qualcuno? La città non potrebbe essere ormai disabitata?-
    -Ragazzo mio, anch’ io all’inizio la pensavo come te, ma c’è la prova del contrario. Certe sere si possono scorgere i fumi della città che salgono diritti al cielo. Poi c’è un fatto anche più sbalorditivo: tempo fa una porta si è aperta-
    -Quando?-
    -La data, per essere sinceri, è incerta. Però tu sei molto fortunato… Guarda! Benché sia mezzodì, ecco là dei fumi!-
    Tutti erano usciti dagli accampamenti e io non capivo una parola delle concitate voci che si accavallavano. Però era evidente l’entusiasmo come se quei fumi fossero la cosa più meravigliosa del creato. Tutto ciò mi sembrava esagerato per le seguenti ragioni: l’apparizione non significava affatto che la porta si dovesse aprire. Secondo: all’interno delle mura si sentivano i nostri schiamazzi, ciò avrebbe distolto gli abitanti dall’aprire la porta
    Allora io dissi: -Dimmi, Isaak: quando è stata aperta la porta e quanta gente è riuscita ad entrare.-
    -Un uomo solo. Egli non sapeva che era la città di Kirkuk, chiedeva solo rifugio per la notte- rispose lui.
    Quanto a me, io ho aspettato quasi ventiquattro anni, accampato fuori dalle mura. Ma la porta non si è aperta. E adesso me ne torno al mio paese.

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