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Da francesca • domenica, 24 Marzo 2013
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“LO SPECCHIO DI GALADRIEL”

INVENTA ANCHE TU UN RACCONTO FANTASY TRAENDO ISPIRAZIONE DALLA LETTURA PROPOSTA DALL’ANTOLOGIA.

IMMAGINA DI RICEVERE IN DONO UN OGGETTO MAGICO; DESCRIVINE I POTERI, LE CARATTERISTICHE, LA PERSONA E L’OCCASIONE IN CUI TI E’ STATO REGALATO.

RACCONTA UN’IMPRESA DA COMPIERE, UNA PROVA DA SUPERARE CHE AFFRONTERAI CON SUCCESSO GRAZIE ALL’OGGETTO MAGICO.

 

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Pubblicato in Materie: il fantastico6 Commenti

6 risposte a “Furti d’autore “IL SIGNORE DEGLI ANELLI” J.R.Tolkien”

  1. stella05 ha detto:

    L’ANELLO DI NINFA
    Con un gesto della sua rosea mano Ninfa, la fata del lago, chiamò a sé Celeste, la giovane guardiana e la condusse di fronte ad un piccolo lago d’acqua cristallina, colorato di verdastro dalle alghe.
    Il buio stava ormai soffocando tutto il paesaggio, il cielo era un manto bluastro costellato da piccole luci; gli occhi della fata brillavano come gocce di rugiada e i suoi capelli, color cobalto, intrecciavano armoniose danze all’argentea luna.
    Si guardò attorno e con regale eleganza imboccò un piccolo sentiero in sasso che si intrecciava tra gli alberi dal tronco rugoso. Un venticello primaverile accarezzava le chiome degli alberi e la invitava a seguirlo; tuttavia, lentamente, una sensazione di freddo pervadeva il corpo di Celeste …
    Dopo una lunga camminata all’interno del bosco che pareva incantato, la fata si fermò dinnanzi ad un’enorme quercia: la sua chioma era sfumata, di un verde simile allo smeraldo, il suo tronco era lievemente segnato da alcuni colpi d’ascia e le sue radici parevano sollevare in aria la guardiana. Poggiata sul fusto della pianta si scorgeva una scala d’argento adornata con rose dorate; Ninfa salì lentamente e invitò Celeste a seguirla, appena la fata accarezzò l’albero si aprì una piccola porticina. Insieme le due donne entrarono. Davanti a Celeste si estendeva una maestosa scala a chiocciola coperta da un tappeto rosso porpora e interamente illuminata da fiacole di fuoco dorato; alla fine di questa si apriva una piccola stanza circolare semibuia. Al centro di essa era posta un cofanetto in vetro trasparente sopra al quale erano incise alcune scritte, in elfico probabilmente; Ninfa lo aprì e ne estrasse un piccolo anello di ferro. Si avvicinò lentamente e lo porse alla giovane guardiana:
    “Tieni Celeste, questo è l’anello di Ninfa. Ti ho portato fino a qui affinché tu possa indossarlo se tu lo vorrai; ti farà vedere ciò che lui vorrà, te lo presterò per attraversare il cancello di Moxoar e per completare la tua missione. Vedrai che riuscirai a liberare il re Alexander…mi fido ciecamente di te! Ti prego, non deludermi…”
    La guardiana era totalmente confusa, tuttavia riusciva a percepire l’importanza di quel compito; non poteva certo negare aiuto alla sua regina.
    “Certo mia regina, se questo è quello che desideri io lo farò per te, per la mia famiglia, per il re e per tutto il vostro regno!!!”
    Così dicendo Celeste si infilò con estrema cautela l’anello al dito: d’improvviso una luce rossa come il sangue la abbagliò ma poi d’un tratto il buio si avventò sulla luce e la soffocò … trascorse un tempo infinito prima che Celeste scorgesse un piccolo bagliore che mano a mano diveniva sempre più grande e ancora più grande fino ad illuminare tutto il paesaggio…
    Dinnanzi a lei si estendeva una vasta pianura dove avanzavano velocemente dei mostri color fango; dietro a loro l’erba era secca, il cielo era nero, gli alberi bruciati…. Celeste stava per urlare quando la visione cambiò: davanti a lei sua sorella maggiore correva in camera sua e gridava con tutta la sua voce, ma perchè? Che cosa la turbava tanto? Celeste non sopportava più di vedere la sua seconda madre soffrire così: era stata infatti lei a seguirla in tutti i suoi traguardi e ad incoraggiarla, anche nella sua decisione di diventare una guardiana. L’immagine sfumò nuovamente e apparve una barca che inizialmente era cullata dalle onde dal mare cristallino, poi ad un tratto le onde divennero gigantesche, la barca si scontrava con la forza dell’acqua fino a finire a pezzi…
    Ci fu quindi una pausa, Celeste vide scorrere davanti a sé tutta la sua vita e poi d’un tratto apparve un occhio: l’iride era rossa come il fuoco, mentre la pupilla bianca come la neve. La figura diventava sempre più grande e si avvicinava alla bocca della guardiana che si agitava come in preda a una battaglia mortale, per cercare di sfuggire a quel mostro assassino…
    Celeste si svegliò e finalmente rivide vicino a sé Ninfa che le stringeva la mano.
    “Cos’era quello? Ho visto… sì, era …. un occhio… voleva uccidermi…ma cos… cos’è successo Ninfa?”chiese la guardiana ancora terrorizzata.
    La fata la rassicurò:”Tranquilla, ora sei al sicuro, l’anello ha deciso di farti vedere queste scene e l’occhio che hai visto temo proprio…anzi sono sicura che impersonificava il male, ovvero Lord Master… E ora vai giovane guardiana, completa la tua missione, l’anello ti aiuterà… supera il cancello di Moxoar e tutto finirà, te lo prometto…”
    La voce e la figura della fata andavano piano piano sfumandosi fino a svanire….
    Celeste si svegliò e si ritrovò proprio davanti al cancello di Moxoar, ma che cosa sarebbe successo di lì in poi? Sarebbe riuscita a superare la prova visto che possedeva l’aiuto del magico anello?,Paura,angoscia,terrore e sparenza, determinazione,,entusiasmo si alternavano nella mente della ragazza…. Eppure sappiamo che il bene trionfa sempre sul male….

  2. losangeles ha detto:

    La maschera incantata

    Era il giorno del mio diciottesimo compleanno, quando, giunto il momento dei regali, mia nonna arrivò vicino a me e, porgendomi un pacchetto, mi sussurrò: – Mi raccomando, abbine cura- Non aggiunse una parola e se ne andò. Lo aprii. Si trattava di una maschera, una comune e semplice maschera: non ci trovavo nulla di speciale ma, evidentemente, mi sbagliavo, non mi ero ancora accorta del suo immenso potere. La settimana dopo nella mia città si sarebbe tenuta una festa e io ebbi l’occasione per indossare la maschera: fu in quel giorno che conobbi i suoi fantastici poteri. Quando la indossavo un caldo avvolgente mi copriva e mi trovavo a guardare il mondo con gli occhi di un’altra persona: ero completamente in estasi; non ero più me stessa! Non ci feci molto caso, poiché pensavo che la confusione della festa mi avesse fatto perdere i sensi provocandomi delle allucinazioni. Ma la conferma dei miei presentimenti si fece chiara quando una mattina, a scuola, intenta a mostrare alle mie compagne la maschera, mi ritrovai in un bosco dove sorgeva un castello. Ero spaventata e non sapevo dove mi trovavo. Cominciai a correre anche se, a dir la verità, non avevo una meta precisa; improvvisamente buttai un occhio alle scarpe, poi ai pantaloni e, infine, alla maglia: non erano i miei. Improvvisamente capii tutto: mi ricordai della festa, della mia presunta amnesia e feci riferimento a quello che mi era appena capitato. Tutto ciò era legato alla maschera; questo oggetto aveva un potere strano e l’ho capito solo anche grazie all’aiuto di mia nonna. Lei mi ha insegnato a domare il suo immenso potere e, adesso, posso esserne fiera. Ora finalmente è tutto chiaro… Ogni generazione della mia famiglia un giorno, prima o poi, terrà in mano questo oggetto e io sono tra quelli!

  3. cuorenero ha detto:

    L’ ANELLO DI BELLA
    La regina del regno degli Gnomi, Frimida, chiamò a sè con un cenno Bella, una gnoma dall’aria docile. Insieme attraversarono un sentiero tortuoso che conduceva a un profumato roseto. Al centro del giardino Frimida appoggiò un cuscinetto bianco su cui era posta una scatolina ricoperta di velluto. La brezza accarezzava i fiori. La bellissima Dama, dal viso pallido, mi guardò con occhi meravigliati.
    – Puoi aprire oppure non aprire la scatola, sta a te decidere.- mi spiegò- Potrai vedere catastrofi, atrocità, felicità, buone azioni,…; comunque la decisione spetta a te e nessun altro potrà rispondere a nome tuo- concluse.
    – Perchè proprio io?- pensai tra me e me.
    – Allora desideri guardare?- domandò
    – Tu che cosa mi consigli? –
    – No- rispose lei- Io non ti consiglio nè l’una nè l’altra cosa. Non sono un consigliere. Potresti apprendere qualcosa, e le immagini, siano belle o funeste, potrebbero esserti utili, ma anche nefaste. Vedere è al tempo stesso un bene e un pericolo. Eppure io credo, Bella, che tu abbia coraggio e saggezza sufficienti per rischiare; altrimenti non ti avrei condotto sin qui. Ma fa come vuoi!-
    – Aprirò la scatola – rispose Bella con voce sicura.
    La gnoma, con mani tremanti, aprì lentamente la scatola, mentre il cuore le batteva all’impazzata. Finalmente il coperchio si era alzato e una luce abbagliante si diffuse velocemente. Un anello dorato, ornato da rubini e smeraldi, adornato da un diamante molto grande che sprigionava bagliore. Bella prese il maestoso oggetto in mano e delle figure le apparvero agli occhi: tenebre, uomini, maghi… Il Il sole tramontò, quando Bella tornò nella sua casetta con l’anello stretto a sè. Qualche tempo dopo scoppiò una terribile guerra tra gli gnomi, che rappresentavano il bene, e gli elfi, messaggeri del male. Gli eserciti degli gnomi diventavano sempre più deboli e gli elfi erano vincenti: bisognava fare subito qualcosa. Frimida convocò la ragazza-gnoma per svelarle il potere del anello. Se messo al dito di una persona dall’animo puro e nobile il male sarebbe stato sconfitto per l’eternità. La Dama disse:
    – La persona che stai cercando è più vicina di quanto pensi…- e con questo il discorso terminò.
    La battaglia durò ancora molti anni e il popolo di Bella era ormai sconfitto.I tentativi della gnoma erano inutili: provò su ogni persona che conosceva, ma niente successe. Provò, provò e provò ancora, ma niente. Bella era demoralizzata e s’arrese. Piangeva disperata e s’incolpava della morte di Frimida e dei suoi cari. Una lacrima cadde sul diamante che sussurrò:
    – Bella, Bella…-
    Ora, finalmente, tutto era chiaro. Era la gnoma la persona dall’animo nobile che avrebbe salvato il suo mondo. Infilò l’anello al dito e un bagliore distrusse tutto…

  4. ercolino ha detto:

    IL TAPPETO VOLANTE
    Un afoso pomeriggio di luglio, mentre stavo leggendo un interessante libro in camera da letto, sentii suonare il campanello, mi alzai per andare ad aprire ma chi poteva essere a quell’ora? Era un uomo anziano di circa settant’anni con la barba lunga, pochi capelli bianchi e un lungo bastone che usava per mantenersi in posizione eretta. Aveva vestiti strappati e disordinati, sulla schiena aveva uno strano zaino rovinato.
    –Ciao, il mio nome è John, da alcuni mesi vado alla ricerca di qualcuno che accetti questo tappeto volante con cui provare a fermare un gruppo di maghi che vivono in mezzo al bosco e catturano persone.- Spiegò il vecchio. Questa richiesta mi apparve in un primo momento strana ma, preso dall’entusiasmo, accettai. John mi diede il tappeto: pesava poco, era rosso scuro con disegnate delle forme geometriche qua e là.
    –Questo tappeto volante può volare a qualsiasi altitudine ma non può trasportare più di due persone.- aggiunse il vecchio. Con questo oggetto magico dovevo spezzare l’incantesimo dei maghi: chi entrava nel loro territorio veniva preso e usato come schiavo o come cavia a seconda delle loro necessità. Io e John fissammo un appuntamento per il giorno dopo a casa mia. Il giorno seguente ci dirigemmo sul tappeto verso il bosco e da lontano li spiammo. Tutti i maghi circondavano una sfera di cristallo che deva loro i poteri. Continuai a studiarli per un po’, ad un certo punto tutti se ne andarono in giro per il bosco a raccogliere foglie per fare la pozione magica. Ogni giorno andavano a raccogliere gli ingredienti per la loro pozione lasciando la sfera incustodita all’interno del loro territorio. Spiegai a John il mio piano per rompere l’incantesimo e lui disse che era fantastico: quando loro si sparpagliavano per raccogliere gli ingredienti noi saremmo volati con il tappeto sopra la sfera di cristallo e avremmo lanciato un sasso su di essa, distruggendola e rompendo tutti i loro incantesimi. Il giorno seguente distruggemmo la sfera e tutto andò secondo quanto avevamo previsto, così i maghi divennero delle persone normali, senza alcun tipo di potere e le persone da loro catturate si ritrovarono libere. John fu molto orgoglioso di me e il mio paese mi contrassegnò come un eroe, il migliore di tutti i tempi.

  5. hawaii ha detto:

    LA SFERA DI CRISTALLO
    Dama Ailea, la regina degli Elfi, fece un cenno, chiamò a sé Navor e lo condusse lontano, verso le rive del fiume Kura,attraversarono una folta siepe verde ed entrarono in un magico giardino. La stella della sera era sorta e brillava con bianco fuoco sui boschi ad Occidente. Dopo una lunga camminata Dama Ailea, mise il piede in una profonda conca dal colore insolito, attraversata dal rumoroso ruscello d’argento che bagnava il prato. Sul fondo, una piccola vasca poggiava su un piedistallo e Ailea con l’acqua del ruscello riempì la vasca fino all’orlo e quando l’acqua si fermò lei pronunciò queste precise parole:
    -Questa è la sfera di cristallo di Ailea, ecco il motivo per cui ti ho portato qui.-
    L’aria accarezzava il mio corpo e la dama elfica accanto a lui sembrava quasi scomparire. Navor non esitò a chiedere che cosa doveva cercare e che cosa avrebbe visto.
    -Molte cose comando allo specchio di rivelare-rispose lei, poi aggiunse -Ricorda che solo ad alcuni potrò mostrare ciò che desiderano vedere. Mi dispiace ma non so dirti ciò che potrai osservare. La sfera infatti mostra cose già successe o cose che dovranno accadere, neanche il più saggio lo potrà sapere. Desideri guardare?-
    Navor perplesso ci pensò un paio di volte… guardo o non guardo, guardo o non guardo…
    -Guarderò- rispose convinto Navore salì sul piedistallo, curvandosi sull’acqua magica. La sfera si rischiarò, ed egli vide un immenso universo di stelle. Dei pianeti dalla forma tonda, quadrata, rettangolare erano collegati fra loro da un segmento simile ad una strada, e man mano che avanzava diveniva sempre più grande. D’un tratto Navor si accorse che assomigliava a Albus, un suo caro amico mago che lo aveva spinto in questa avventura. Improvvisamente quando stava per urlare il suo nome, vide che la figura non era vestita di grigio, come suo solito, ma di bianco. La figura proseguì lunga la strada e scomparve dalla visuale della sfera. Il dubbio colse Navor:era quella l’immagine di Albus durante uno dei suoi viaggi, oppure una visione di Saruman? Ad un tratto la visione cambiò. Egli intravide, un immagine di suo fratello che camminava agitato nella stanza;la pioggia batteva sui vetri della finestra. La nebbia si diradò, e innanzi ai suoi occhi apparve qualcosa che egli non aveva mai visto: le montagne. Dopo un affascinante serie di visioni Navor sospirò, apprestandosi a scendere dal piedistallo. Ma la sfera divenne all’improvviso completamente buia; nel nero apparve un Occhio, uno solo, che man mano cresceva. Poi l’occhio iniziò a vagare, frugando qua e là; l’anello appeso alla catenella intorno al collo del giovane divenne pesante, più pesante di un grosso sasso e trascinava la sua testa verso il basso. La sfera parve farsi scottante.
    -Non toccare l’acqua!- urlò la dama e mi allontanò di scatto.

  6. fenomeno ha detto:

    IL MANTELLO FATATO

    Una fredda mattina d’ inverno, mentre facevo colazione nel mio chalet in montagna, qualcuno bussò alla porta, con tanta forza che fece vibrare i muri.
    Era un uomo piuttosto anziano con barba, capelli molto lunghi e una voce rauca che incuteva paura a tutti. Vestiva con una strana tonaca bianca, nella mano destra teneva uno strano bastone e in quella sinistra una borsa un po’ sfilacciata. La sua bocca emise subito delle parole: “ Io sono Brak e sto cercando qualcuno disposto ad accettare questo mantello magico.” Così dicendo estrasse il manto dalla borsa e aggiunse:
    “ Con questa cappa dovrai spezzare un sortilegio delle streghe, stanziate in un vecchio maniero.”
    Io accettai e impugnai quella palandrana: aveva il potere di rendermi invisibile.
    La missione consisteva nel rompere l’ incantesimo: chi si avvicinava alla dimora delle malefiche veniva pietrificato per il resto della sua vita.
    Presi parte a questa spedizione perchè sono una persona saggia, coraggiosa e determinata nell’ infrangere la terribile stregoneria. Quindi il giorno dopo andai a dare un’ occhiata, insieme a Brak, al castello: dovevo studiare la strategia da attuare per entrare nella casa del nemico senza essere colpito dal maleficio.
    La gente diceva che le maliarde attuavano la magia quando tutte si raggruppavano attorno ad una strana statua, di conseguenza dovrò distruggerla per interrompere il sacrilegio, liberando così le molte persone intrappolate nella statua, tutte intorno alla rocca.
    Da altre voci capii che la scultura era di roccia lunare, ci voleva perciò un equipaggiamento adatto, cosa di cui ero sprovvisto; dovevo quindi munirmi di attrezzi adatti. Finito lo
    “ shopping “ andai a casa per testare l’ efficacia del mantello fatato.
    Il giorno seguente, a mezzogiorno in punto, tutto nascosto dalla cappa, mi calai dall’ elicottero pilotato da Brak e mi introdussi dal camino. Girovagai per tutta la fortezza, finchè notai le arpie, mentre stavano pranzando in una lugubre stanzetta avvolta da una coltre di fumo. Stavano tutte intorno alla famosa statua dalla forma di fiamme infernali.
    Camminai lentamente per non farmi scoprire, ma nonostante tutto toccai inavvertitamente un grosso candelabro in ferro battuto che cadde a terra fragorosamente. Tutte si girarono di scatto e si levò un urlo mentre io pensai:
    “ Noooo… sono stato scoperto! Anzi no è impossibile visto i miei poteri. “
    D’ improvviso, purtroppo, mi si sfilò il mantello, ridiventando totalmente visibile.
    Nacque così un parapiglia dal quale ne uscii vincitore. Con le streghe K.O. per me fu un gioco da ragazzi raggiungere e frantumare la scultura con il mio prezioso disintegratore lunare appena acquistato.
    A missione compiuta lasciai il castello dove trovai Brak che mi aspettava per festeggiare.
    Il giorno seguente per concludere al meglio la mia avventura, il popolo mi tributò gli onori per il mio successo e fece costruire un gran bel monumento degno di un eroe come me.

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