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LIBERAMENTE PIC
Da francesca • domenica, 24 Marzo 2013
la cantante di spade “FURTI D’AUTORE”.ISPIRATI ALLE LETTURE PROPOSTE DALL’ANTOLOGIA

PER CREARE NUOVI RACCONTI.

 

Abbiamo letto insieme “La cantante di spade”, un racconto fantasy di L.J.Undereood.

Lavorando a ricalco, inventa anche tu una storia fantastica

in cui i poteri del protagonista

e quelli di un oggetto assumono un ruolo fondamentale, nella lotta tra il Bene e il Male.

 

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Pubblicato in Materie: il fantastico29 Commenti

29 risposte a “Furti d’autore. “LA CANTANTE DI SPADE” L.J.Underwood”

  1. ulia ha detto:

    Molto bello questo testo! è molto approfondito e piacevole da leggere perché coinvolge i lettori. Complimenti

  2. francesca ha detto:

    LA CANTANTE DI CALICI

    Una densa foschia saliva dagli acquitrini e lambiva gli zoccoli di quello stallone. Il cavallo avanzava a passi nervosi lungo la strada sinuosa che attraversava la palude. Avvolto in un grande mantello nero,un cavaliere spronava la bestia riluttante,costringendola ad andare avanti. Una volta sceso dall’animale lo legò ad un palo e si diresse in una piccola capanna di legno,situata in mezzo alla foresta. Arrivò fino alla porta ,poi si fermò,tirò fuori dal suo mantello,probabilmente da una tasca interna,una tasca interna un bellissimo bicchiere dorato e lo guardò:sembrava avesse paura di qualche cosa, poichè stringeva stringeva quell’arnese con forza,si guardava intorno con aria furtiva ;poi,finalmente,bussò. Una giovane ragazza stava dentro la capanna,vestita con semplicità ,aveva dei lunghissimi capelli che s’intrecciavano l’uno con l’altro:”Posso aiutarla?”chiese lei in tono gentile;”Tu sei la cantante di calici chiamata Anna?”
    ”Sì”
    ”Avrei bisogno di un tuo aiuto, ho un lavoro per te.”
    ”Mio padre non è in casa, di solito svolge lui tutto il lavoro che gli danno i clienti, mi dispiace ma credo che fino a domattina non lo troverà, è andato in città.”
    ”Ho detto che sei tu quella che m’interessa, sono i tuoi servigi che mi occorrono.”
    ”Posso sapere di che cosa si tratta?”
    ”Posso entrare?”
    ”Non mi è concesso ricevere ospiti quando mio padre non è in casa, ma se vuole può aspettare fuori mio fratello,dovrebbe tornare a momenti.”
    Anna sapeva che invece non sarebbe stato di ritorno per almeno due ore, ma stava cercando di prendere tempo, aveva intuito un pericolo.
    ”Dovresti aggiustare questo calice, ha un difetto nell’oro” spiegò lo sconosciuto
    Anna lo guardò di sfuggita, poi spostò gli occhi sul cavaliere.
    ”Chi sei?”
    ”Non mi conosci?Sono Brack Walfron, sono arrivato fin cui dal North Hall”
    ”Mi dispiace, ma dovrai tornarci, non posso eseguire il lavoro”
    Subito dopo, sul suo palmo, vide un cubetto d’oro. Anna sapeva che suo padre era andato in città in cerca di qualche incarico per poter comprare attrezzi nuovi, sapeva che il padre aveva dei problemi economici in quegli ultimi tempi e quindi la giovane ragazza accettò. Prese il calice e andò nel posto dove di solito faceva quel tipo di cose, osservando l’oggetto domandò:”Ma perchè sei venuto fin qui?Ce ne sono molte di cantanti come me nel North Hall”
    ”Infatti anche loro ci hanno provato,ma nessuna è riuscita nell’intento:di te si dice invece che puoi riconoscere e aggiustare qualsiasi bicchiere rovinato”.
    Anna non ribattè e cominciò il rito, ma c’era qualcosa di confuso, alcuni segni runici incisi nel vetro.
    La ragazza iniziò a cantare all’interno del cerchio magico e il bicchiere stava nel centro di questo; cantando riuscì a vedere una crepa che si diramava lunghissima: chi poteva aver prodotto ciò? Qualcuno che volontariamente aveva inciso il calice.
    Anna comunque stava penetrando con il canto nell’anima del bicchiere che iniziò a parlarle:
    “Guariscimi in fretta; devo fare un lavoro, ho un compito ben preciso!”
    “E cioè?”
    “Questo non ti riguarda, tu hai solo l’obbligo di guarirmi in cambio di quel cubetto, dunque non fare conversazione con me: lavora!”
    La giovane cominciò a provare un’acuta paura e un senso di gelo penetrò nel suo corpo.
    “Cosa devi fare!” Chiese cantando e penetrando sempre più all’interno del calice.
    “Va bene: io sono stato creato per avvelenare il re in modo tale che Brack ne prenda il posto; per riuscire nel mio intento però non devo avere difetti, dunque guariscimi… in fretta!”
    “Traditore!” urlò Anna rivolgendosi al cavaliere“Tu vuoi prendere il posto del nostro monarca!”
    “Ebbene sì, anche le altre cantanti di calici avevano scoperto ciò e sono morte, ora toccherà a te!”
    Fu allora che la giovane ragazza cantò un’unica nota prolungata e potente: il calice si ruppe in mille pezzetti, le schegge volarono in ogni direzione colpendo e uccidendo Brack.
    Giustizia era fatta: il re avrebbe regnato ancora a lungo grazie alla coraggiosa cantante di calici.

  3. losangeles ha detto:

    La cantante di specchi
    Una densa foschia saliva dai fossati che lambivano la strada sinuosa. Avvolto in un lungo mantello, a cavallo del suo stanco e affamato destriero, da giorni Hazon, una persona misteriosa, cercava una piccola capanna dove viveva una giovane ragazza. Bussò. Bussò un’altra volta. Sentì un cigolio quando, una giovane fanciulla, aprì la porta: – Posso aiutarla?- balbettò ella: – Sei tu la giovane cantante di specchi?- Ci fu un attimo di esitazione poi lei continuò: – S-Sì, cosa vuole da me?- – E’ evidente. Sono venuto fin qui da molto lontano solo per te: ho bisogno del tuo immenso potere per riparare uno specchio reale da un grave difetto.- rispose Hazon. – Naturalmente ci sarà una ricompensa: un sacco colmo di lingotti d’oro e altri preziosissimi gioielli di inestimabile valore.- -Ma mio padre non è in casa! Senza il suo permesso non posso prendere certe decisioni! – -Io non ho bisogno di tuo padre: mi serve solo il tuo aiuto.- -Date le circostanze- disse guardandosi attorno – Accetto il suo incarico-. Prese dalle mani di Hazon il prezioso oggetto sedendosi per terra. Un caldo avvolgente si diffuse nell’aria contrastando il gelo che emanava l’oggetto. Senza perdere un secondo di più cominciò a intonare le note del rito: liberò la mente, sfuocati ricordi segnavano l’anima di quel misterioso specchio. – Muoviti! Liberami da questa tortura, lasciami al mio folle compito!- Zagabria sussultò. -Quale compito? Come fai tu a parlare? Come fa un semplice oggetto come te a possedere un’anima?- -Troppe domande, ragazza! Troppe domande! Sono un malefico sostenitore del male, forgiato da uno stregone nelle antiche rovine del castello perduto e il mio compito è uccidere: il mio prossimo obiettivo sarà il re!- Zagabria si alzò: -Maledetto! Come hai potuto pensare di servirti di me per assassinare il nostro adorato re?- -Tu non puoi capire! E’ da secoli che le mie generazioni hanno questo scopo! Noi siamo nati per uccidere!- rispose lui e a quel punto ella emise una lunga nota malinconica facendo rompere il vetro in mille pezzi coprendo l’intera stanza, conficcando e perforando perfino il petto del disonesto Hazon. -E’ morto! Come poteva illudersi di ingannare me?- rispose Zagabria trionfante!

  4. fenomeno ha detto:

    Non ho trovato nessun racconto che mi colpisca particolarmente, sono tutti molto belli, dove si fanno uso di termini molto accurati e raffinati.

  5. messi ha detto:

    LA CANTANTE DI SPECCHI
    Una densa foschia salva,un uomo a cavallo di nome Sinclair,attraversava il bosco buio e pericoloso. La strada era tortuosa e sinuosa. Quando arrivo davanti alla casa della cantante di specchi, scese dal cavallo e andò a bussare alla casa. Attraverso alcuni buchi filtrava una luce pallida come quella di una candela. Lui aspetto e aspetto finché non arrivo una ragazza che lo fece entrare. Era una persona bassa e mingherlina dai capelli marroni e lunghi fino alle spalle. Questa ragazza era simpatica e molto gentile.
    L’uomo le raccontò perché era venuto proprio da lei. Le fece la domanda: Disse l’uomo
    Ovviamente la risposta della cantante fu:. l’uomo continuò ad insistere ma neanche la ragazza non mollava. Probabilmente la ragazza aveva intuito il pericolo e per questo stava prendendo tempo. Allora presero una decisione cioè che l’uomo le lasciava l’oggetto e lei forse poteva fare qualcosa e allora il cavaliere le lasciò uno specchio del suo castello. La ragazza prese l’oggetto e subito sentii un terribile senso di gelo però lo portò nella sua stanza, cominciò a guardarlo e presentava un immagine stranissima della faccia.
    La ragazza cominciò a svolgere il suo rituale magico, muovendo solo le mani perché lei si era seduta a terra assieme allo specchio. Quando era a metà sentii una lieve voce uscire dallo specchio. Lei domandò:
    Lo specchio rispose:<Sono io che parlo cioè è stato fatto un’ incantesimo e io sono rimasto imprigionato dentro al quadro. La ragazza spaventata cominciò a scappare ma lo specchio la fece cadere e così cominciò una lotta che però la vinse la cantante di specchi rompendo l’oggetto e rilasciando lo spirito.

  6. fenomeno ha detto:

    LA CANTANTE DI VESTITI

    In una cupa notte di dicembre un personaggio misterioso si addentrò in un bosco, dove la densa foschia saliva e impediva la vista. Dopo aver superato questo banco di nebbia, si imbattè in una lunga strada sinuosa, che percorse fino ad arrivare davanti ad uno chalet di montagna; sul tetto svettava un comignolo fumante: quell’ abitazione aveva proprio un bell’ aspetto. L’ individuo sconosciuto era il principe William d’ Inghilterra; vestito elegantemente, con passo pesante, si avvicinò sempre di più alla porta tenendo stretta tra le mani una strana borsa. Quindi bussò e la proprietaria della casa, una bella ragazza dai lunghi capelli biondi, aprì chiedendo chi fosse quell’ uomo, altrettanto bello, posto davanti alla sua graziosa dimora. L’ erede al trono si presentò e domandò se fosse proprio lei la cantante di vestiti, ormai famosa in tutta l’ Inghilterra. Questa rispose affermativamente, di conseguenza William aprì il borsone e da esso sfilò un vestito elegantissimo, color rosso fiammante decorato da moltissimi diamanti di vari carati; il tutto valeva un occhio della testa, infine spiegò che quell’ abito apparteneva alla Regina Elisabetta II. Il compito della signorina era quello di rendere magico l’ abito grazie al suo bel canto. La ragazza, attratta dal denaro che poteva guadagnare se avesse svolto l’ incarico, accettò. Poco dopo si sedette al centro del salotto e cominciò ad emettere dei dolci suoni, ma ad un certo punto smise di cantare perchè aveva sentito un terribile senso di gelo: il principe voleva uccidere sua madre attraverso quell’ abito. Ecco cosa intuì la ragazza. Il reale si infuriò moltissimo, estrasse la spada lunga e appuntita dal fodero scagliandola contro la protagonista; lei schivò il colpo e con una mossa lo disarmò; infine afferrata la spada lo fece scappare per sempre. Così si conclude la storia della cantante di vestiti che dimostrò coraggio e astuzia contro un uomo più forte di lei.

  7. stella05 ha detto:

    La cantante di bacchette

    Il buio stava ormai soffocando i tenui raggi solari, una densa foschia saliva dall’erba impregnata di fango, il vento soffiava e ululava strattonando da una parte all’altra gli alberi spogli, quasi scorticandoli da terra. Lungo la strada sinuosa avanzava maestosamente uno stallone nero carbone; sopra ad esso stava seduto un individuo avvolto in un mantello dal colore simile al blu degli abissi.
    Giunto dinnanzi ad una piccola casa di campagna, da cui filtrava una pallida luce, lo sconosciuto smontò dall’animale e lo legò ad un palo arrugginito appena spostato rispetto ad un recinto di acero a tratti marcio. L’uomo avanzò con passo insicuro verso l’uscio e, dopo alcuni minuti, decise di bussare. Prima ancora che la sua mano, chiusa a pugno e tesa verso la porta, toccasse il legno per la terza volta, il catenaccio scivolò rumorosamente e questa si aprì accompagnata da un’ondata di calore proveniente dal fuoco acceso.
    Sulla soglia dell’abitazione apparve una giovane donna dagli occhi color ghiaccio; i capelli biondi erano sciolti e le cadevano sinuosamente fino ai fianchi producendo molte onde leggiadre. Vestiva elegantemente un abito bordeaux, ricamato con pizzi dorati sul corpetto e sulle maniche a sbuffo.
    “Posso aiutarla?” chiese con voce melodica.
    “Sei tu la cantante di bacchette chiamata….Celeste?” domandò l’uomo maestosamente affascinante.
    “Beh, da quando sono nata mi chiamano così e il mio incarico è questo. E allora?”
    “Ho un lavoro importante per te” proseguì il cavaliere.
    “Mio padre, il falegname che tanto cercate, non è in casa; si trova in città per comperare del materiale e non tornerà fino a domani mattina” spiegò la ragazza continuando a fissare la figura maschile posta dinnanzi a lei.
    “Non ho assolutamente bisogno del suo aiuto. Sono i tuoi servigi che mi occorrono. Non ho attraversato tutte queste leghe solo per parlare con una bimbetta sporca di segatura!” ruggì quello; dopo averla osservata bene capì però che la ragazza era ostinata, così estrasse dai calzoni neri, sporchi di fango, un sacchetto rosso porpora.
    “Se tu mi aiuti posso offrirti una ricompensa” le propose, facendo tintinnare il contenuto del borsellino.
    “Questi dovrebbero bastare per ristrutturare questa catapecchia” aggiunse accennando un mezzo sorrisetto. Celeste quasi sussultò; l’uomo non gli dava di certo motivo per fidarsi (a parte il suo aspetto fisico), tuttavia quei soldi le avrebbero fatto comodo, molto comodo….
    “E va bene, accetto!” sospirò la giovane donna.
    “Che cosa devo fare?”
    “Oh, brava bambina!” esclamò “l’ospite” mentre estraeva una bacchetta in legno dalla superficie irregolare e con un manico rivestito di stoffa verde.
    “Vedi questa bacchetta? Ecco, ha un difetto all’interno, la devi riparare. È dovuto alla sua creazione non accompagnata dal canto…”
    La cantante prese in mano l’oggetto magico che le suscitò un terribile senso di gelo…
    “Sarà questo il difetto?” pensò mentre si avvicinava al cerchio fatato, si sedette al centro, di fronte la bacchetta, pronta a cominciare il rito. Celeste chiuse gli occhi tentando di concentrarsi per scorgere il difetto, ma si sentì pervadere da un senso di gelo, poi fu avvolta da un fascio di luce e proprio allora la vide: l’oggetto era mal funzionante poiché al suo interno c’era una piccola crepa. Eppure non poteva essere naturale, oh no, era stata come…. creata appositamente; quell’uomo le stava nascondendo qualcosa… ma cosa? Stava per concludere il rituale per aggiustare l’oggetto quando sentì una voce roca, stridula provenire da un luogo vicino a lei. Di colpo aprì gli occhi: a parlare era stata la bacchetta! Celeste era impietrita: mai in vita sua aveva sentito parlare un oggetto! Quello esclamò:
    “Avanti che aspetti cara? Completa il tuo lavoro…”
    “Ma tu parli?” domandò Celeste ancora scioccata.
    “È ovvio ragazzina! Ora basta domande; devo completare al più presto la mia missione!” sbottò il rametto di olmo.
    “Che missione?” proseguì la giovane donna incredula.
    “Io sono stata creata per uccidere il nostro sovrano!Ah ah ah ah!”
    Senza attendere un minuto Celeste terminò il rituale e si rivolse all’uomo infuriata:
    “Mi hai ingannata traditore! Tu con questa bacchetta vuoi uccidere il re e prendere il suo posto! Io non te lo permetterò!”
    Quello rise e la canzonò:
    “Tu? Vorresti fermarmi? Ah ah ah; considerati già morta misera pulce. Testerò la bacchetta su di te proprio come ho fatto con le altre cantanti che hanno scoperto il mio piccolo segreto..”
    In un lampo l’uomo le fu addosso e la gettò a terra puntandole la bacchetta mortale contro…. L’oggetto non riuscì a toccare il cuore della fanciulla. Quella notte si udirono due urli: quello dell’ospite per una scheggia di legno magico piantata nel cuore e uno di vittoria della cantante. Infatti ogni essere magico sa che una cantante di bacchette le può riparare ma le può anche distruggere, condannando a morte anche il suo padrone….

  8. maglietta ha detto:

    LA CANTANTE DEI PASTICCINI

    In una notte fredda e buia un uomo a cavallo stava attraversando una strada sinuosa, mentre una densa foschia saliva. Appena sceso quel misterioso personaggio si trovò a dover calmare il suo cavallo, spaventato dal gracchiare di un corvo.
    La scena fu vista da una ragazza che guardava da una fessura della pasticceria decadente e puzzolente del padre dove filtrava una pallida luce.
    La ragazza era giovane, pallida e bionda con i capelli racchiusi da una treccina. Era vestita con pochi vestiti, luridi come scarafaggi, che era riuscito a procurarle il padre.
    Il signore bussò, la ragazza, con coraggio, decise di aprire la porta; appena entrato l’uomo esclamò:
    -Senza troppi convenevoli, signorina, vorrei arrivare subiti al punto: vede questo oggetto?- La ragazza, che si chiamava Lisa, annuì;
    -Bene- continuò quel cavaliere dalla corazza lucente -so che tu sei una cantante di pasticcini, vero?- La protagonista domandò:
    -Ma chi sei?- -Sono Pdor, uno dei signori della guerra!-
    Lisa deglutì, sapeva che non si poteva discutere con questi signori. Pdor continuò:
    -Voglio che tu mi metti a posto questo.- E così dicendo gettò sul tavolo un pasticcino ma, insieme a quello, un sacchetto pieno di soldi.
    -Con questi dovresti riuscire a mettere a posto questa decadente pasticceria, ma solo se rifai questo pasticcino.-
    Lisa ribatte:
    -Non vedo imperfezioni- -Invece ci sono e, adesso tu le toglierai-
    Senza dire nulla, Lisa capì che era meglio obbedire, prese quel pasticcino caramellato ed entrò in un cerchio magico e subito cominciò a cantare, ma mentre stava per finire, ello disse:
    -Si, ora posso uccidere il Re Supremo!-
    -Cosa?-chiese Lisa, ma in quel momento una spada una spada rischiò di colpirla; Pdor urlò:
    -Mi hai scoperto come ha fatto l’altra cantante, ma lei è stata uccisa, tra poco anche tu!-
    Ma, con prontezza, Lisa afferrò il pasticcino e lo divise, da lì uscì un veleno che uccise Pdor, che sciocco, doveva sapere che una cantante poteva curare un pasticcino
    e che lo poteva anche distruggere.

  9. ercolino ha detto:

    LA CANTANTE DI PASTICCINI
    All’alba di un freddo mattino di gennaio una densa foschia saliva, mentre un misterioso uomo con un muffin in mano s’incamminava in una strada sinuosa. A vederlo il suo aspetto sembrava severo, il suo passo deciso; giunto all’ingresso di una casa bussò, facendo tremare le pareti. Una giovane ragazza aprì la porta e l’uomo rimase a bocca aperta per alcuni secondi: quella donna era alta e magra, con i capelli marroni, lunghi fino alle spalle e gli occhi color azzurro chiaro, insomma era bellissima, si chiamava Isabella. Il pasticciere di nome Gianni spiegò: -Cara Isabella, sono giunto fin qui perché ho sentito dire che sei una bravissima ed esperta cantante di pasticcini, avrei proprio bisogno del tuo aiuto per rifinire questo muffin, mi daresti una mano?-
    –Io sento qualcosa che non va, non so cosa, ma questa richiesta mi sembra un po’ insolita! – ribatté Isabella. Allora il pasticciere aggiunse: – Neanche per questo bel sacco pieno di monete d’oro?–
    La giovane rifletté su questa offerta: la sua famiglia era povera così accettò e chiese quale fosse il problema.
    –In questo dolce c’è troppo poco zucchero anche se non sembra, così ho pensato che una cantante esperta come te sarebbe riuscita a rimediare a questo difetto; per fare questo muffin ho lavorato molto tempo, è stato un esperimento, ma non è andato tutto alla perfezione.– rispose il pasticciere. Quel pasticcino era molto grande, era di colore verde fosforescente e luccicava, gocce di cioccolato erano sparse ovunque: era un esperimento molto strano. Isabella si trasferì in un angolo della cucina e cominciò a cantare una strana canzone, un terribile senso di gelo le percorse il corpo e all’improvviso il muffin si mise a parlare:
    -Ciao giovane donna, io sono un pasticcino magico, dopo avermi mangiato puoi esprimere qualsiasi desiderio ed esso si avvererà, Gianni sembra intenzionato a uccidere il suo datore di lavoro, ma se c’è poco zucchero io non funziono.– affermò il muffin.
    Gianni, che ascoltava nascosto, prese il muffin e urlò a Isabella: – Ora ti uccido così non dirai niente a nessuno di ciò che ho intenzione di fare. – I due cominciarono a lottare, dopo alcuni minuti la donna stese il pasticciere e con un coltello dalla punta affilata gli tagliò la testa. Isabella aveva vinto il combattimento; dalla finestra penetrava una pallida luca che illuminava il corpo di Gianni ormai sconfitto.

  10. hawaii ha detto:

    LA CANTANTE DI SPECCHI
    Una densa foschia saliva dall’erba e accarezzava gli zoccoli del cavallo nero carbone. Il destriero avanzava a passi veloci lungo il sentiero serpeggiante che si prolungava nella foresta. Avvolto da un ampio mantello nero, per proteggersi da sguardi inopportuni, un cavaliere dall’aria superba costringeva la bestia a proseguire lungo la misteriosa via. Giunto nei pressi di una villa , l’uomo smontò dal cavallo, stringendo tra le sue mani crudeli uno specchio. Improvvisamente, il silenzio che racchiudeva l’intera foresta fu interrotto da un ululato. Il cavaliere si diresse verso la porta della casa. Dalle cupe finestre filtrava una pallida luce e un odore insolito. Con aria furtiva il cavaliere si guardò attorno e bussò. I minuti passarono quando l’uscio si aprì e uscì una ragazza che indossava un semplice vestito color avorio. I capelli scuri, raccolti in una coda, si riflettevano nei suoi occhi perplessi.
    – Cosa posso fare per lei?-domandò la timida ragazza
    – Sei la cantante di specchi chiamata Laura?-
    – Sì-
    – Ho un lavoro da offrirti.-
    -Posso sapere di che lavoro si tratta?
    – Posso entrare?- replicò lui a sua volta
    – Mi dispiace ma non mi è permesso far accedere sconosciuti in casa quando è assente mio padre.-
    -Sono Brak Wolfson, signore della Guerra del North Hall!- Laura sospirò: quell’ uomo della guerra era rude e crudele. Se suo padre fosse stato presente avrebbe avuto meno scrupoli a dirgli di tornarsene nel suo North Hall. Brak estrasse dalla tasta un sacchettino e lo fece tintinnare davanti alla ragazza.
    – Questo sarà tuo se canterai al mio specchio. Dovrebbe bastare per rinnovare la tua bottega.-
    Marta si domandò perché le avesse offerto così tanto.
    – Ti chiedo solo di cantare ed eliminare il fastidioso difetto della mia specchio.- interruppe lui. Marta voleva rifiutare… alla fine accettò il lavoro. Il cavaliere nell’entrare urtò Marta contro la porta, le porse lo specchio e lei, nello stringerne l’impugnatura, sentì un terribile senso di gelo. Lo ignorò ed estrasse l’oggetto da riparare. Dopo vari controlli la ragazza capì che il difetto era all’interno. Con passi lenti, tenendo stretto fra le mani lo specchio, si avviò verso la fucina, dove si trovava il suo cerchio magico. Preparò il rituale: mise lo specchio al centro del cerchio e si sedette con le gambe incrociate verso nord. Respirò e quando la pace cominciò a pervaderla, sussurrò la melodia terapeutica. In seguito iniziò a cantare allo specchio. Lo specchio iniziò a splendere e si sollevò; Marta riuscì a vedere l’imperfezione: una leggera incrinatura. Nel frattempo Brak si stava avvicinando. Ad un certo punto la ragazza si accorse che lo specchio era vivo!
    – Si, sono davvero vivo. Ora lasciami devo svolgere il mio lavoro!-
    – Che lavoro?- incuriosita domandò Marta
    – Sono stato costruito da un mago per uccidere un uomo che non può morire con mezzi naturali –
    – Quale uomo?- domandò Marta
    – Il sovrano magico! Chiunque entrerà nel cerchio perderà tutti i poteri e morirà
    – Traditore!- schizzò in piedi Marta urlando. Immediatamente nacque una lotta. Lo specchio cadde a terra, andando in frantumi e facendo schizzare frammenti in diverse direzioni. Marta si chinò per coprirsi la testa e quando sollevò vide cadere Brek a terra, con un grosso frammento confiscato nel petto. Il freddo permeava l’aria, la ragazza pensò fra sé e sé:
    – Che sciocco il cavaliere! Avrebbe dovuto sapere che io la cantante di specchi avrei potuto aggiustarli ma anche avrei potuto rubargli i poteri!-

  11. francesca ha detto:

    La cantante di collane

    La bruma ricopriva la strada sinuosa che portava al bosco del Paese, uno stallone dal colore nero come la pece avanzava, portando in sella un cavaliere di alta statura avvolto da un mantello grigio.
    Arrivato in una baracca diroccata, l’uomo scese dall’animale ormai stanco e cominciò a vagare nei paraggi, aveva in mano un quaderno. La densa foschia stava salendo e così l’individuo si decise e bussò alla porta della casetta cadente. Aprì la porta una ragazza dallo sguardo dolce, i capelli le scivolavano lungo le sue spalle per giungere fino ai fianchi, la giovane vestiva in modo molto semplice e povero: un maglione molto vecchio, dei pantaloni lunghi fino alle caviglie, coperti da degli stivali di gomma. Il cavaliere, con una voce ferma e decisa, le chiese:
    “Sei la cantante di quaderni chiamato Sofia?”
    “Si”
    “Ho un piccolo lavoretto per te”
    “Mio padre, il gioielliere, non è in casa. “ spiegò Sofia” Posso sapere che lavoro mi sta offrendo?”
    “Posso entrare per spiegarle?”
    “Mi scusi, ma io non posso far entrare sconosciuti in casa in assenza di mio padre e di mio fratello”
    “Dovrei spiegarti che non ho percorso tutta questa strada per rimanere davanti alla porta e a una ragazzina antipatica come te, comunque se mi presento non saremo più sconosciuti e potrai farmi entrare “
    “Non lo so signore, mi dispiace, ma non posso e non voglio acconsentire alla vostra richiesta “.
    Dopo alcuni minuti lui spinse di lato Sofia e le porse una scatoletta, lei sorpresa gli chiese:
    “Che cosa dovrei farci?”
    Lui severo rispose:
    “Aprilo e lo scoprirai!”
    La piccola, osservando il contenuto, con stupore pensò tra sé e sé:
    “Questa è la collana più bella e meravigliosa che io abbia mai visto in tutto il mondo, però c’è qualcosa di molto strano e inquietante in questo oggetto!“.
    Ad un certo punto fece apparire dalla tasca destra un sacchetto che dal rumore sembrava contenesse oro.
    “Come sarebbero utili quei soldi per ristrutturare la nostra abitazione” pensò la ragazza.
    Così la piccolina, costretta, rispose:
    “ Va bene, l’aiuterò“.
    L’oscuro signore le ordinò di aggiustare una perla della collana che in un punto appariva scheggiata.
    Sofia andò nel laboratorio per cominciare il rituale, ella iniziò a cantare, ma il signor Flemming si avvicinava sempre di più: perchè?
    Una voce improvvisamente uscì da quell’oggetto e si lamentò:
    “Smettila di farmi aspettare e soffrire! Guariscimi così la facciamo finita!”
    In quel momento riaprì gli occhi guardando la collana che fluttuava in aria come se fosse un uccellino di piccola dimensione, quindi le rivelò:
    “Io sono destinata ad uccidere la Regina, così il mio padrone ne prenderà il potere.”
    Allora Sofia capì il segreto della collana.
    Appena il cavaliere varcò la porta la ragazza gli si scagliò contro, rompendo il laccio della catenina e facendo rotolare le perline sul pavimento, poi approfittando dello stupore dell’uomo prese un martello e lo getòo contro il malvagio; lo uccise, salvando la Regina del Regno.

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