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LIBERAMENTE PIC
Da francesca • venerdì, 3 Ottobre 2014
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Aprile 1945

Cara Anna,

con questa lettera ti voglio ringraziare per come hai cercato di difendermi appena sono arrivato nel campo di concentramento. Ero più piccolo di te, avevo sette anni. Tu, mi trattavi come un fratello minore e cercavi di spiegarmi cosa stava succedendo facendo riferimento a giochi di gruppo. L’anno seguente capii. Ti chiesi come vivevi prima di essere catturata e tu, in un mare di lacrime, mi spiegasti che ti eri trasferita ad Amsterdam. Lì tuo padre era il direttore di una fabbrica di spezie e prodotti addensanti. Da quello stabilimento, dove vi eravate nascosti, tu scrutavi il paesaggio dai vetri oscurati immaginando di essere libera. Mi raccontavi che ti piaceva scrivere, ti faceva passare il malumore e ti faceva stare bene.

Mi parlavi spesso di Kitty, il tuo diario dalla copertina rossa. Mi raccontavi della tua paura che sconfiggevi con la libertà che ti suscitava la scrittura.

Rammento anche che, quando preparavo il fieno per le granate con le mie piccole manine, tu mi fissavi con uno sguardo preoccupato e poi mi sorridevi cercando di non farmi pensare alla realtà. Cercavi di dirmi che era tutto un brutto sogno e che prima o poi sarebbe finito.

Il lavoro nei campi si rendeva sempre più difficile e impegnativo. Avevo tutte le mani rovinate e non stavo per niente bene. Tu, mi aiutasti psicologicamente. Ricordo quei momenti di terrore con una lacrima che mi fa avere nostalgia di te. Io non credo alla tua morte perché per me sarai sempre viva nella mia anima. Sei come una sorella maggiore indimenticabile che ha fatto molto per me.

Tu, volevi diventare una scrittrice e non ce l’hai fatta ma io non ti dimenticherò facilmente perché sei stata una vera amica.

Ciao!

Tommy.

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