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LIBERAMENTE PIC
Da admin • domenica, 25 Aprile 2010

In una notte cupa e tenebrosa, in un cimitero alle porte di Manhattan, il temporale si scatenava senza pietà. Ai suoi occhi gli alberi sembravano onde impetuose che si riversavano sulle tombe. Il vento irrompeva violentemente tra i rovi che ricoprivano i vecchi loculi familiari. La pioggia tamburellava sulle lapidi spoglie e sul terreno ormai fangoso e reso melmoso dai muschi caduti dalle tombe. Incominciò così a correre per recarsi all’uscita del cimitero ma, prima che ne fosse fuori, inciampò all’interno di una buca. Questa era colma di scheletri di topi, ancora ricoperti però da tranci di carne imputridita.
Ricordò di essersi svegliato di colpo, in quel luogo così sporco, pieno di lividi e dolori all’addome, come se avesse ricevuto pugni a raffica. Solo il terrore offuscava la sua mente: niente lo poteva riportare indietro, soltanto il suo cervello l’avrebbe aiutato a ricostruire i fatti. Pensava a come ritrovare la sua identità. Dovette fare uno sforzo immenso per isolarsi e non pensare a ciò che lo circondava. Fece così uno sforzo immane per richiamare a sè le forze ed incominciare la scalata verso la salvezza. Le mani ormai colme di stille di sangue si aggrapparono crudelmente al terreno per riportarlo verso l’alto…

…con grande fatica riuscì ad evadere dalla sua prigione ma all’uscita lo attendeva un gatto nero, arruffato, con denti affilati e occhi di sangue. Negli occhi del gatto vide il flash-back della sua vita.
Era stato cresciuto in Italia dal nonno paterno, scomparso pochi anni prima in circostanze misteriose, durante una notte di gelo.
Riconobbe in quegli occhi una scritta offuscata: Jacopo. Era forse il suo nome? E cosa ci faceva fradicio, nel diluvio di quella notte? E soprattutto a Manhattan?

Poco dopo una saetta fece scappare via il gatto nero che era stato molto importante per l’uomo; Jacopo si diresse verso un imponente cancello alle strade più malfamate della periferia della città. Affannosamente raggiunse l’ospedale; quando si trovò all’interno andò dalle infermiere per trovare la sua identità.
Intanto che aspettava la ricerca del suo nome si sedette, e quando si fu accomodato si accorse di avere qualcosa nelle tasche. Estraendo l’oggetto dalla giacca gli cadde un piccolo ciondolo: al suo interno vi era la foto dei suoi genitori che gli fece ricordare il proprio anno di nascita che corse ad annunciare alla infermiera.
Procedette così con lo scoprire la sua vera identità.
Iniziò in seguito a leggere la lettera che aveva ritrovato insieme alla collanina: era lo stipendio di lavoro che lo aiutò nuovamente a ricordare perché era sbucato in un cimitero!!
Sul lavoro un incidente ferì mortalmente il compagno David: recatosi quindi a Manhattan per il funerale si ritrovo alla fine si ritrovò da solo e in seguito al temporale scoppiato improvvisamente gli accaddero tutti gli infortuni di questo racconto!

Pubblicato in Categorie: SCRITTORI IN ERBA, Tag: continuità didattica • Tags: • • Lascia un commento

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