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LIBERAMENTE PIC
Da admin • domenica, 25 Aprile 2010

Era una calda sera primaverile. Antonio era in stazione perché doveva prendere l’ultimo treno per Parma, dove lo aspettava la sua ragazza. Era contento, non la vedeva da una settimana e gli mancava terribilmente. Stava seduto sui gradini davanti al tabellone delle partenze e continuava a guardare l’orologio. D’un tratto sentì un annuncio, incredulo alzò il capo e il tabellone confermò ciò che era stato detto dall’annunciatrice: la corsa del treno per Parma era stata annullata. Deluso decise di andare alla cabina a chiamare la sua ragazza per avvertirla che non sarebbe andato da lei. Proprio mentre si stava alzando vide che sul tabellone era stato segnato un altro treno che sarebbe partito dopo due minutio. Il treno era lì, nero e stranamente non aveva scritte. Era quasi vuoto, c’erano solo un uomo sulla cinquantina che leggeva il giornale e una ragazza che guardava fuori dal finestrino. Si mise all’ultimo posto dietro la ragazza. Mentre aspettava la partenza del treno iniziò a guardarsi in giro. “Che strano treno” pensò. Le carrozze erano divise da spesse tende di velluto nero e i sedili erano rossi come il rubino. La tenda nera si scostò è apparve un ragazzetto sui sedici anni, capelli rasati, tatuaggi e anfibi. D’un tratto si sentì un fischio, il treno stava per partire. Antonio osservava distrattamente pensando alla sua ragazza che di lì a un’ ora avrebbe rivisto. Sentì una voce alle sue spalle, si girò per vedere chi fosse. Il controllore passava chiedendo i biglietti. Antonio gli porse il suo e lo guardò in faccia. Era strano, il suo viso era liscio e bianco, quasi marmoreo e portava degli occhiali da sole. “Strano”, pensò Antonio, “è sera”. Mentre chiedeva agli altri passeggeri i rispettivi biglietti, il controllore fissava Antonio. Il viaggio trascorreva tranquillo. Il ragazzo seduto al suo fianco si era addormentato, quindi Antonio poteva stare tranquillo. Mentre cercava di leggere due righe di giornale la luce si spense completamente. D’un tratto le luci si riaccesero, Antonio strizzò gli occhi, si era quasi abituato al buio e ora la luce lo infastidiva un po’. Guardò davanti a sè. Si accorse subito che……

Il treno si era fermato e ciò era molto strano: Antonio andò a chiedere spiegazioni al comandante. Aprì la sua cabina e lo vide a terra in un’immensa pozza di sangue. In quell’istante gli si strozzò un urlo in gola; scorse un’ombra avvicinarsi: era il suo compagno di viaggio. Mentre tornavano indietro per uscire dal treno videro il bigliettaio con un’ascia in mano e l’uomo sulla cinquantina alle sue spalle. Il bigliettaio alzò l’ascia per colpire Antonio ma il signore dietro lui lo fermò. Antonio a quel punto si accorse del pericolo, capì le intenzioni del bigliettaio assassino e lottò con tutte le sue forze per uscire da quell’incubo. Ne uscì vincitore nonostante avesse riportato ferite profonde. Mentre era accasciato a terra per recuperare le forze, Antonio chiamò la polizia che arrivò lesta. Antonio si sentiva ormai al sicuro e desiderava soltanto raggiungere al più presto la sua ragazza ma…

….i poliziotti che erano venuti a prenderlo facevano parte del clan degli Abate e lo dovevano portarlo nel bunker segreto a Palermo, il ragazzo e l’uomo che nel treno leggeva il giornale cercarono invano di aiutarlo, però il Catanese uno dei poliziotti ammazzò l’ uomo e portò con loro il ragazzo.
Il viaggio era lungo poiché si trovavano a Setubal un distretto del Portogallo e fino alla Sicilia dovevano attraversare una parte dell’ Atlantico e un bel pezzo di Mediterraneo per poi sbarcare a Palermo.
Arrivati gli aspettavano gli uomini del clan, gli coprirono gli occhi con un pezzo di velluto nero del treno e in un furgone blindato gli trasportarono da Nardo Abate.. il capo.
Quando riaprirono gli occhi si trovavano in una stanza buia, con una rete del letto attaccata alla corrente e un acquario per pesci riempito d’acqua capirono allora che era una stanza di torture.
Dopo pochi secondi entrò Nardo per chiedergli dove si trovava la sua ragazza.
Antonio chiese il perché e lui gli rispose che lei era una infiltrata e che aveva messo in carcere Sebastiano Trapani, suo cugino. Antonio non disse neanche una parola e allora Nardo chiamò i suoi collaboratori e lo riempirono di pugni, tentarono di affogarlo per poi legarlo alla rete del letto e attaccare la corrente.
Passarono minuti e minuti così finché disse tutto…ma prima ammazzarono il ragazzo di sedici anni con un colpo alla testa.
Invece presero Antonio con loro e lo portarono a casa della sua ragazza per poi impiccarli e lasciare un biglietto in bocca con scritto:
“ Agli Abate e ai Trapani non si tradiscono” firmato Nardo Abate.

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